Recensioni

7.3

Che Jacco Gardner fosse un personaggio da tenere d’occhio lo si era capito due anni fa, quando uscì Cabinet Of Curiosities: un buon debutto che aveva mostrato tutte le qualità del musicista olandese, proiettato in un folk-pop acido e spaziale dal sapore british.

Oggi Jacco torna tra noi, e la buona notizia è che torna con un ottimo disco. Hypnophobia è la seconda prova che conferma e prosegue quanto iniziato al momento dell’esordio: in altre parole, sviluppare ulteriormente le idee e gli spunti precedenti, attraverso un songwriting atipico e mai banale, che pesca tanto dalla musica medievale e barocca quanto dalla lezione di Syd Barrett, nume tutelare e maestro del giovane menestrello. Una psichedelia nuova, che gioca, taglia e cuce a proprio piacimento un magma di stili ed influenze ricco e stratificato, come dimostra la melodia ipnotica di Another You, che apre il disco: tra i pezzi migliori del lotto (e forse uno dei più interessanti fra le proposte di quest’anno), il brano è un gioco di specchi in cui si riflettono la calda solarità del pop anni ’60 (come insegnano Brian Wilson e Van Dyke Parks) e arrangiamenti cinematici, tra synth, organi e un gusto per la tecnologia di oggi che lo rendono attualissimo, come anche il singolo Find Yourself, altra melodia orecchiabile e fuori dal tempo.

Un viaggio tra atmosfere complesse e visionarie, dentro e fuori lo spazio sonoro, dilatate in lunghe suite strumentali, come dimostrano Before The Dawn e All Over, che potrebbero essere la colonna sonora del sonno/sogno a cui allude il titolo: un ulteriore esempio della versatilità tecnica di Gardner (che nel disco suona quasi tutti gli strumenti), in grado di spaziare – letteralmente – tra composizioni prog e ambient e standard folk/cantautorali, ad esempio in Brightly e Face To Face, debitori verso il mai dimenticato Nick Drake, ma riconvertite all’oggi. Proprio il folk inusuale di cui aveva già dato prova in Cabinet Of Curiosities, colloca Jacco Gardner in un universo alieno rispetto a quello della maggior parte dei cantautori suoi contemporanei. Il fatto è che il Nostro è stato in grado di oltrepassare la tradizione, decidendo di esplorare un mondo tutto suo, fatto di immaginazioni allucinogene e creazioni surreali, dove è l’estrema attenzione verso i dettagli a rendere ogni brano una narrazione a sé, attraverso una ricerca del nuovo che rende l’artista un perfetto figlio del suo tempo.

Ed è proprio questo il segreto che anima Hypnophobia: saper rendere omaggio alla miglior musica del passato senza limitarsi alla semplice citazione, ma anzi costruendo tracce originali grazie all’abile mescolanza tra analogico e digitale (attraverso loop e campionamenti), costantemente in bilico tra passato e futuro, tradizione e innovazione. Il tutto suonato con mestiere e consapevolezza, il che non è poco per un ragazzo di 26 anni; un piccolo e magico alchimista capace di guidarci attraverso i passaggi segreti di un mondo sonoro tutto da scoprire. Bravo, bravo davvero.

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