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Il nuovo corso del gruppo di Lars Horntveth parte dalle visioni freddissime e boreali del nord e arriva agli spazi sconfinati del deserto centroamericano, cercando di inglobare il meglio sia della partenza che dell’arrivo. Il viaggio inizia nel dicembre 2012, quando il musicista – e mente compositiva del combo – si trasferisce dalla Norvegia a Los Angeles. Qui inizia ad arrangiare una suite che successivamente prenderà forma nelle lunghe cinque tracce del disco. Il lavoro è stato scritto inizialmente dallo stesso Lars, per poi essere rivisitato dagli altri membri della band e finalizzato in Norvegia.

Ogni traccia è stata pensata come “un contenitore del tema originale e del remix, tutto in uno“. L’approccio di per sé molto jazzistico, viene esplorato utilizzando l’elettronica, gli arrangiamenti caratteristici del gruppo – vicini sia alla tradizione jazz che a quella del post-rock – e qualche tocco sinfonico. Il tutto viene espresso con un massimalismo che ricorda le prime prove di Rustie, mescolando il global-pan-jazz di Flying Lotus (che guardacaso ha mandato in onda la premiere dell’opener e title track nel suo programma in onda su BBC Radio 1) e il sentire ritmico della scuola dance nordica (Todd Terje remixa infatti Oban).

Se l’opener Starfire è una bomba sia in termini esecutivi che compositivi (irresistibile il crescendo post-rock progressivo e l’uso di tastiere vintage che alimentano l’indefinibilità del melange), la successiva Big City Music si situa su schemi già noti a chi ha ascoltato la band negli anni ’00 (A Living Room Hush, tanto per intenderci). Anche Shinkansen varia di poco le coordinate del già sentito, ma lo fa con acume e tatto, utilizzando fiati che starebbero bene in una suite minimalista di Philip Glass. Oban chiama in causa qualche stop-and-go funk con tastieroni vintage che avrebbero fatto scandalo qualche anno fa, Prungen chiude con energia.

Avevamo bisogno di un altro disco dei Jaga Jazzist? In fondo no, ma il gruppo è una delle poche certezze uscite dal mare magnum dei gruppi con più di quattro componenti post-tutto del 2000. Si è specializzato in una sua sonorità, che porta avanti con amore e devozione. Un lavoro che prosegue ormai da quasi vent’anni, che ha definito uno standard di cui andare orgogliosi e che inizia a costruire un sound generazionale per chi è cresciuto a pane e post-rock. No surprises, ma resta comunque senza data di scadenza.

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