Recensioni

7.4

Il debutto vero di Holden dopo The Idiots Are Winning doveva apparire già nel 2006, all’indomani di quella compila stupefacente. È arrivato sei anni e mezzo dopo, come se fosse sempre andato in secondo piano rispetto ad altri interessi. È arrivato con il rischio che si fosse persa la freschezza possibile, oltre il tempo massimo degli statement già affermati a metà ’00. Niente di tutto questo.

The cosmic couriers are winning“, da almeno quarant’anni. Mossa semplice e sensazionale, quella di salire in cielo con una cadenza robotica, e grande l’efficacia sia per chi la vive da dentro, sia per chi è fuori. Come la cassa dritta e prima di essa, non a caso. Dunque sentire – in Rannoch Dawn, prima traccia – un filtro-firma alla Lumpette essere subito sovrastato da un motore tedesco, produce un détournement che lascia interdetti. Così Sky Burial, davvero una traccia imprendibile: organo, campioni concreti per lo scheletro ritmico, straniamento. Così lasciarsi andare a The Illuminations, volo cosmico su un tappeto di synth, e meditare poi sulla rarefazione di Inter-City 125. Altrettanto vale per la motorizzazione spaziale di Delabole, che va dietro a quella corsa celeste che i tedeschi hanno sempre cercato. Eccetera eccetera.

The psychedelia is winning“, da quando è iniziato il rock, anzi da quando si è data importanza all’amplificazione di uno strumento, alla sua capacità trasformativa oltre che degenerativa. Lì, dietro l’angolo, stavano costruendo la città elettronica. Ma il centro storico è la psichedelia. Asserto falsificabile ma pure dimostrabile dentro la parabola di The Inheritors. Anche a parole: James Holden, poco più di un mese prima dell’uscita del disco, diciamo qualche giorno prima della distribuzione promozionale agli addetti ai lavori, si domandava (retoricamente): “esiste già un genere chiamato ‘psychedelic-synth-garage’?” e si rispondeva: “ora sì”

Ci sono modi migliori per dirlo, forse, ma le tre parole chiave dell’espressione di James hanno un peso narrativo enorme nel racconto della storia di The Inheritors. Sporcizia, trip, tastiere. Non per strizzare occhi a chi sta seduto sul divano (vedi Random Access Memories), non per fare il memoriale in Piazza Venezia, pure se a volte anche Holden sembra guardare alla adult oriented dance music, pur mantenendo grandi distanze dall’easy listening dove i Daft amano sguazzare. Seven Stars fa fare un bagno nel Gange più lurido (garage) a un Klaus Schulze (synth) che sta eseguendo un carillon. Il misticismo psichedelico di Gone Feral evita la naïveté piccolo borghese, per concederci un trip con tutti i crismi e una cadenza fuori dalle battute tradizionali. Eccetera eccetera.

Non ci sono sofismi, perché, con leggerezza calviniana, quando Holden fa ricerca, toglie peso alla sperimentazione. Solo una persona che la sa mantenere – la leggerezza – può gestire un locale dove la gente si diverte, e non ascolta “ciò che la gente vuole sentire”, come direbbe Costanzo, il più grande bluff della comunicazione di massa italiana. Solo una persona che si diverte cercando, non si appiattisce su calcoli strategici circa il gusto del suo pubblico.

Holden riprende suoni da The Idiots Are Winning, ma chi vince qui non è l’idiota che si ritrova di nuovo accessibile l’intelligent dance music, ma il robotico che gode dei motorik e dell’alternanza tra quattro quarti e l’incedere da Klaus Dinger, tra i trucchi per far salire la scimmia house e l’ipnosi controllata della psichedelia.

The Border Community is winning“: prima – tramite il suo capo, James – ci ha dato coordinate (a volte mal volute, male apprese come a loro volta intellettualoidi) per andare oltre l’IDM, dicendoci che dopo la supposta intelligenza non c’è solo idiozia, ma intanto il corpo; ora ripesca il capo – James, al primo disco reale – per dimostrare come approcciare un dopo Four TetCaribou, (The Caterpillar’s Intervention), e rilanciare la loro opera di traghettamento dal post- all’oggi con ipotesi per domani. Poteva essere più asciutto, più statuario, The Inheritors. Non c’è compattezza nelle quindici tracce. Non va certo per sottrazione ma fila via. Lecito aspettarselo, da un’infiorescenza garage, sintetica, psichedelica.

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