• gen
    25
    2019

Album

RareNoise

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Che Jamie Saft fosse un genio, già lo si sapeva. Che fosse anche un pastore di uomini così bravo e un leader così formidabile, invece, io un po’ lo ignoravo. Eppure i segnali erano dappertutto, soprattutto tra le ultime prove in studio, nei mastondontici Serenity Knolls e Loneliness Road per esempio, in cui Saft teneva le redini da maestro assoluto. Non riuscivo, insomma, a comprendere il suo spessore da bandleader, il suo essere più di un sideman prestigiosissimo.

Ovviamente, mi sbagliavo. You Don’t Know The life è il terzo episodio con protagonisti Saft, Steve Swallow e Bobby Previte, dopo The New Standard (2014) e il già citato Loneliness Road (2017) che vedeva la partecipazione, in tre brani alla voce, dell’iguana Iggy Pop. Un po’ disco di inediti, un po’ celebrazione di standard non convenzionali di Saft (cinque le tracce originali, cinque le rivistazioni), You Don’t Know The life è un gran lavoro di squadra: l’affiatamento raggiunto dai tre musicisti è ottimo e la scelta di buttarsi sull’elettrico, dopo i due episodi acustici, è assolutamente vincente.

Si parte con un saluto a Bill Evans, la cui Re: Person I Knew viene elettrificata e anabolizzata, e che, grazie al lavoro di Saft sull’organo, acquista un mood vivace e un nuovo, giovane, profilo; ci si sposta su Dark Squares e Water From Breath, entrambe a nome del trio, rimandano a suoni da Loggia Nera e da incubi disturbanti e sexy di lynchiana memoria, e si va verso la title track, vecchia composizione di un Billy Gibbons pre ZZ Top. Un bluesaccio in cui Saft suona come se avesse il diavolo ai garretti e una chitarra tra le mani, non un organo, e in cui emerge il lato, raffinatissimo, da arrangiatore di Bobby Previte. «Io penso subito all’arrangiamento ogni volta che ascolto un brano su cui lavorare. Senza averne mai parlato espressamente, siamo arrivati a una modalità di lavoro per cui Jamie arriva con questi brani e io ci metto le mani perché non riesco a trattenermi», ha dichiarato il batterista tanto caro a John Zorn. Niente male, il ragazzo.

C’è anche spazio per il ricordo dell’amico e figura cardine per Saft e Swallow, Roswell Rudd (mancato pochi giorni prima dell’inizio delle session di registrazione), con la sua Ode To A Green Frisbee, e per due classiconi come Moonlight in Vermont (Suessdorf e Blackburn) e Alfie, tema dell’omonimo film scritto da Burt Bacharach. Registrato ai gloriosi Sear Sound Studios di Manhattan, You Don’t Know The life è un bel disco di un trio che, passo dopo passo, sta diventando sempre più coeso, e di un Jamie Saft leader illuminato e illuminante. Proprio su Saft e capovolgendo il senso di una loro traccia contenuta in The New Standard, I See a Leader. E che leader!

25 Gennaio 2019
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