• Set
    29
    2014

Album

Virgin

Add to Flipboard Magazine.

L’ultima pinta offertaci da Jamie Alexander Treays, aka Jamie T, risalente ad oltre cinque anni fa, ci aveva mandati a casa appagati. Kings & Queens era riuscito a confermare una volta per tutte il valore dell’artista che ci trovavamo di fronte. Un ventitrenne capace di fondere nelle sue opere l’anima del punk e del folk britannico anni Ottanta, l’indie da dancefloor e i beats hip-hop di nuova generazione. Jamie T era allora all’apice dell’hype creatogli da una stampa, quella britannica (vedi NME), sempre alla ricerca di prede con cui nutrirsi, ma il ragazzo dimostrava di sapere con chi aveva a che fare dichiarando, con la solita lingua tagliente, “one minute you’re the next big thing and the next you’re shit”. Forse è per questo che per oltre cinque anni si è rinchiuso in un silenzio che aveva finito addirittura per allarmare la sua fanbase, tanto da arrivare a creare una pagina facebook dal nome “Where is Jamie T?”.

Jamie, dal canto suo, faceva sapere di non essersi mai mosso da quel decadente pub di provincia e di aver continuato a macinare testi e canzoni, oltre cento, dodici delle quali ritroviamo in questo Carry on the Grudge.

L’atmosfera che si respira entrando nel nuovo mondo disegnato da Jamie T pare tuttavia essere cambiata. Jamie appare ora più quieto, riflessivo e adulto. Il trittico iniziale segnato da Limits Lie, il singolo Don’t You Find e la piovosa Turn On the Light sono le specchio di un ragazzo che sembra aver messo da parte la voglia di fare baldoria per entrare in quella che può essere definita l’età delle responsabilità. Quella fase della vita che è racchiusa in Zombie, in cui Treays recupera l’andatura spassosa di un tempo, ma rivestendola di malinconia e rabbia per una storia d’amore andata a male. Lo stesso vuoto dell’età adulta che aleggia in gran parte del disco e che ritroviamo nella dolce Love Is Only A Heartbeat Away (ballata in cui a una chitarra arpeggiata fa da contraltare una vellutata composizione di violini), nella raffinata Murder of Crows, nelle strummeriane The Prophet e Trouble (che a tratti appare una The Magnificent Seven dei giorni nostri) e nelle più elettriche Rabbit Hole e Peter, che devono molto ai Kasabian dei giorni migliori.

Jamie affida la chiusura di questo terzo capitolo discografico a They Told Me It Rained, punto d’arrivo del Jamie T artista, e non solo. Piove nella post-adolescenza, ma se questo è il risultato lasciamo che piova ancora e ancora.

30 Settembre 2014
Leggi tutto
Precedente
Fabrizio Testa – Music For Adriatic Colonies Fabrizio Testa – Music For Adriatic Colonies
Successivo
IO e la TIGRE – IO e la TIGRE EP IO e la TIGRE – IO e la TIGRE EP

album

recensione

recensione

recensione

recensione

artista

album

artista

artista

Altre notizie suggerite