Jamie T

Jamie Alexander Treays è l’eclettico menestrello d’Albione meglio conosciuto come Jamie T. Nel 2007, il ventunenne di Wimbledon irrompe come nuova meteora lanciata da NME grazie a un debutto, Panic Prevention, confezionato nelle quattro mura della sua cameretta, che lo incorona a portavoce dell’indie britannico e gli permette di fare suo il premio di miglior artista solista dell’anno. In sede di recensione viene evideziata la freschezza e l’estro con cui il ragazzo si destreggia su un ampio spettro di riferimenti e rimandi: si va dall’hip-hop indie di The Streets a basi reggae, dub e drum’n’bass, dall’indietronica di Casiotone For The Painfully Alone al Bright Eyes minimal folk, fino agli Arctic Monkeys.

Incoronato nuova next big thing, cavalcando l’hype che gli gravita attorno, Treays bissa il successo del debutto due anni più tardi con Kings & Queens, un disco che, oltre a confermarne l’estro e ampliare ancor di più la girandola di influenze, lo lancia ai piani alti delle classifiche britanniche (raggiunge la posizione #2 della UK Albums Chart). «Le citazioni della storia monumentale del pop anglosassone sono infinite e dimostrano l’amore per Kinks, Beatles e Specials [e] non mancano riferimenti più moderni, come i Massive Attack (un po’ sbeffeggiati in Castro Dies) e quella cultura urban inglese che è sfociata nel mainstream quando l’ha presa in mano Damon Albarn inventandosi i Gorillaz (Earth, Wind & Fire)», evidenzia Marco Braggion in sede di recensione.

Nuove combinazioni, che guardano tanto a miti come Joe Strummer e Billy Bragg quanto a coetanei come Mike Skinner (The Streets), sono le basi attorno alle quali ruota il ritrovato Jamie T in Carry on the Grudge, terzo album sulla lunga distanza pubblicato nel settembre del 2014, a ben cinque anni dal predecessore. Il disco lo vede allontanarsi dalle pose dancefloor del passato per intraprendere un percorso più riflessivo e adulto, senza rinunciare al rock’n’roll.

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