Recensioni

7.3

Se c’è gente come Solange che sperimenta su soul e r’n’b ripensando alla lezione dei 90s, dunque a commistioni di (spiritual) jazz e hip hop, angolandola poi su un approccio liquido/sulfureo al formato album (e Frank Ocean in questo senso ha segnato il passo) e da lì allargando il cerchio a un discorso afroamericano arty e sui generis, Jamila Woods classe ’89 da Chicago si riallaccia più concreatamene alla propria tradizione urbana (house, soul, funk) per fare un balzo all’indietro nelle grazie di Nina Simone, passando da una che in questi casi è obbligatorio citare, Erykah Badu. In questo LEGACY! LEGACY!, che segue a tre anni di distanza dall’ancora poco convincente debutto HEAVN, va in scena una parata di icone black senza di distinzione tra generi, discipline o periodo di attività. Si va da Miles Davis a Betty Davis passando per Zora Neale Hurston, Muddy Waters, James Baldwin, Basquiat, Frida Kahlo e altri ancora. Santini di un viaggio fatto di impegno, dedizione, ma soprattutto grande proprietà di maniere, prosa e la giusta confidence con la quale approcciare il mito per ricavarne un proprio commentario sì politico ma anche personale, alla ricerca di una propria unicità.

L’approccio è piuttosto classico, Lauryn Hill per dire è più istrionica (e gospel), e i paralleli con Amy Winehouse si possono fare nella misura in cui le due condividono il mito della Simone, e a legarle è il grado di esposizione di sé attraverso la missiva canora. Woods di suo poi è anche poetessa, arrabbiata e con un asciutto sense of humour, naturale che i testi di queste 13 canzoni, tutte tra il buono e il molto buono, ricoprano un’importanza pari agli abiti sonori che le avvolgono, che comunque non viaggiano mono-direzionalmente. A far da collante è un’eleganza informata dal jazz, con brani sviluppati con calma in lunghe session in studio, ma non mancano episodi più da presa diretta (e dal tiro più rock) dalle parti dei Roots per capirci (Muddy) come cose psych-cosmiche (Basquiat con Saba e – inevitabilmente – Sun Ra con theMIND e Jasminfire), 90s/00s (Octavia), Whitney Houston (Baldwin) e garage house, pronte per il club (Betty for Boogie).

In generale si oscilla tra un materno soul e un mascolino elettro hip hop, con buon dispiego di synth analogici e staccati di basso/batteria(elettronica). Lo Yin e lo Yang di un disco più che buono.

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