• Set
    10
    2013

Album

Atlantic Records

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L’avvento di Janelle Monáe ha indubbiamente portato una ventata d’aria fresca nel panorama R’n’B contemporaneo, a partire dalll’EP Metropolis e passando per un debutto, The ArchAndroid, che, attraverso temi di afro-futursimo ed un tocco di sci-fi nelle narrative, ha parzialmente ridefinito l’immaginario di ciò che si intende per art-pop in questo nuovo decennio. Attraverso un ventaglio impressionante di soluzioni che vanno dal funk, al soul, passando per un tocco di psichedelia e una buona dose di hip-hop, Janelle si è posta l’obiettivo di svecchiare certi canoni che, fino ai 00’s, hanno visto l’immagine femminile essere progressivamente svilita e svuotata da tutti quei significati – anche sociali – che nei Sessanta erano molto più forti e consapevoli. Un percorso che continua fedelmente con The Electric Lady e porta le parti IV e V del lungo progetto a compimento, lasciando anche intendere che ci sarà spazio per altri capitoli.

È ancora tutto sospeso tra tradizione ed avanspettacolo, tra analogico e digitale, tra realtà e finzione, con Janelle che si lancia in varie dimensioni temporali affrontando – a testa alta – differenti stili e periodi dell’R’n’B.  Un’omaggio ed un messaggio forte di empowerment, una di presa di coscienza razziale, sociale, politica, umana, religiosa e sentimentale. Le carte messe sul tavolo dai testi dalla Monáe sono veramente tante, ma allo stesso tempo sono giocate in maniera astuta e del tutto immerse nella sua personalissima narrativa. Il display di feat nelle tracce iniziali parla chiaro e delinea lo stile e la forma di questo LP, dal funk di Givin ‘Em What They Love con Prince, al soul-pop in compagnia di Erykah Badu di Q.U.E.E.N., passando per l’alt-R’n’B con il volto nuovo Solange Knowles nella title-track e la bella, bellissima, ballad con Miguel, Primetime.

Performance vocale ricca e trasformista quella della Monáe, che sa giostrare liberamente tra un rap di scuola Outkast e la Motown di Diana Ross, toccando parecchi alti (Victory) pur essendo priva di quella pastosità e di quel calore prettamente black, essendo di natura ben definita e lineare. Abbracciati i pregi e le qualità tematiche e stilistiche di questo disco, ne va forse sottolineata la lacuna, che per alcuni potrebbe essere addirittura un pregio, ovvero quell’essere upbeat senza compromessi, come d’altronde lo era anche il precedente The ArchAndroid. Passaggi come la hit single Dance Apocalyptic avranno forse un grande appeal radiofonico, ma rischiano di consumarsi in fretta rasentando territori pop da un morso e via, trattamento che The Electric Lady di certo non merita. Ben vengano allora le suite più calde e funky come It’s Code e Ghetto Woman, oppure le atmosfere 80’s jazz di Dorothy Dandridge Eyes con Esperanza Spalding. Un ritorno graditissimo che è, sopratutto, anche una conferma di tutte quelle voci che si sono rincorse negli ultimi anni e che vedrebbero in Janelle Monáe una degna erede delle grandi icone pop del passato. Sperando che una volta raggiunta la piena maturità musicale, la sua vena creativa sia ancora intatta.

25 Settembre 2013
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