Recensioni

A nemmeno due mesi da Feeling firmato a nome Lost Girls, moniker che spartisce con Håvard Volden, Jenny Hval pubblica questo EP di quattro brani che dovrebbe essere un ponte di collegamento tra il precedente lavoro lungo – quel Blood Bitch che era una sorta di concept album sulla pubertà queer – e il futuro disco che dovrebbe uscire in autunno. Registrato come flusso di coscienza al limitare tra veglia e sonno, The Long Sleep è generato da poche idee che vengono manipolate, alterate, ricomposte e contorte per tutta la durata della composizione.
I brani hanno un sentore di maggiore immediatezza rispetto alla complessa struttura, spesso priva di struttura classica da canzone, dei dischi lunghi precedenti. Qui, parole sue, Hval ha voluto lasciare che le melodie e tutti gli altri elementi nascessero quasi da soli da questo stato di torpore in cui ha voluto immergersi per scavarne il rapporto con la coscienza. Sul fronte della strumentazione, fanno capolino dei fiati per lei inusitati ma perfettamente calati in questo progetto, e una maggiore vicinanza al pop – se così si può dire di un’artista come lei – con qualche vero e proprio ritornello.
Certo, il legame con i suoi topoi compositivi emergono anche qui, come nello spoken finale I Want to Tell You Something, in cui ancora una volta viene sfondata la quarta parete per chiamare direttamente in causa l’ascoltatore. Ma anche nella lunga title track, in cui si sconfina in quella zona tra languore e sensualità livida, o nel crescendo quasi esplosivo di The Dreamer Is Everyone in Her Dream, che è forse il brano meglio riuscito del lotto. Complessivamente una conferma del buono di cui abbiamo già goduto e un antipasto stuzzicante di quello che arriverà.
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