Recensioni

Arrivata al traguardo importante del quarto album, la statunitense Joan Wasser mette in mostra ambizioni già ampiamente rivelate con il precedente The Deep Field, risalente al 2011. “Sono nel momento più bello della mia vita”, afferma, e The Classic riflette molto questo personale stato di serenità.
Trattasi di soul r’n’b rivisitato e reinterpretato secondo le sue corde, dove all’irruenza richiesta al genere si sostituiscono interpretazioni piuttosto raffinate.The Classic carbura sulla lunga distanza, venendo fuori meglio sui pezzi più corposi e articolati (Good Together, Get Direct, New Years Day ballata intensa con coda strumentale), piuttosto che nei brani veloci e più soul (Witness, Holy City, la title track alla maniera dei gruppi vocali femminili, con una linea doo wop cantata da Joseph Arthur e il beat box del comedian Reggie Watts).
Joan la poliziotta riesce al meglio, però, quando cerca di smarcarsi fondamentalmente dalle gabbie imposte dal genere, si vedano soprattutto la metafisica e lunare Stay in odore del migliore Bowie soul e la blues e intensa What Would You Do, che sembra uscita direttamente da una colonna sonora sixties. Ascoltando il disco possono venire in mente Aretha Franklin, Diana Ross, Marvin Gaye e Tammy Terrell, piuttosto che Stevie Wonder, mentre la musicista si diverte in fondo a giocare con le sue rivisitazioni postmoderne. In realtà si finisce poi per percepire la Joan più autentica quando lascia andare diretta voce e anima, al di là di tutto l’impianto sonoro curatissimo.
In sostanza il disco vive di un continuo gioco di rimandi, dove la Nostra lascia la sua personale impronta ed eleganza, senza i tormenti passati. Un ulteriore passo avanti.
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