Recensioni

7.2

In un mondo come quello musicale, in cui tutto cambia ed evolve a ritmi forsennati, uscire dalle scene per quasi un decennio, molto spesso, può significare condannare se stessi all’oblio mediatico, nonché artistico. Non è il caso – anche se potrebbe esserlo – dello svedese José Gonzàlez. Infatti, nonostante il cantautore di origini argentine sia rimasto in silenzio per oltre otto anni relativamente alla sua carriera da solista, sotto le mentite spoglie dei Junip – gruppo che nel lontano 1998 lo aiutò a muovere i primi passi nella scena musicale svedese, ma che di fatto si materializzò soltanto nel 2010 con l’uscita di Fields – ha continuato a far parlare di se, evitando in questo modo di finire nella temibile lista dei musicisti “desaparecidos”.

A otto anni di distanza da Veneer, album che grazie alla stupenda cover di Heartbeats degli Knife innalzò l’allora venticinquenne Gonzàlez a portavoce del nu-folk, e dopo la parentesi psych di matrice krautrock targata Junip, ecco quindi che il Nostro torna con un nuovo cofanetto di inediti, Vestiges & Claws. La sensazione che a un primo impatto le dieci tracce – registrate tra gli Svenska Grammofonstudion e la dimora di Goteborg dell’artista – riescono a trasmettere, è che il riccioluto cantautore, in questi otto anni, abbia vissuto protetto da una campana di vetro, che gli ha permesso di far scivolare sul proprio stile (e suono) cambiamenti ed evoluzioni contestuali. Lo stile di Gonzàlez riesce infatti a custodire quella sua essenza minimale e tradizionale, se vogliamo perfino conservatrice, che ritroviamo nell’esistenzialismo di With The Ink Of A Ghost e Everyage, nelle ermeneutiche What Will e The Forest (piccola pietra miliare del repertorio dello svedese, incoronata da archi e strumenti a fiato) o nella strumentale, trasognante, Vissel .

Momenti più briosi si respirano invece grazie ai ritmi mantrici di Leaf Off / The Cave e quelli dai riflessi afro di Let It Carry You. Ma sono i 7/4 di Afterglow, attraverso i quali Gonzàlez cerca di evidenziare l’imprevedibilità di un mondo in continuo cambiamento, che fanno di questo Vestiges & Claws una vera e propria oasi in cui potersi dissetare dopo anni ed anni di musica effimera e fugace. Ecco, se anche voi sentite la necessità di isolarvi da ciò che vi scorre attorno a grande velocità, il consiglio è di cercare rifugio nei quaranta, fluttuanti, minuti di questo disco.

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