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Tre cose in Maria regina di Scozia sono davvero degne di nota, in quello che è l’ennesimo adattamento cinematografico della storia delle due regine in lotta per lo stesso trono durante il rinascimento inglese: la prima, squisitamente estetica e formale, è l’impianto drammaturgico, con i suoi luoghi spogli che diventano specchio di un’epoca, il ritmo dei dialoghi e il cast multiculturale che non troviamo spesso in opere di questo genere; la seconda è la scelta di uscire da certe divisioni maschiliste compassate e obbligate, per cui le donne sono o caste o meretrici, senza contemplare le sfumature, la vulnerabilità, la lotta per i propri diritti; la terza è l’utilizzo del corpo come tela politica, un mezzo che le protagoniste usano per calcolare le loro mosse (dal matrimonio alla riproduzione) e proiettare potere e desiderio, spesso violato ma anche soggetto al piacere sessuale. Tutto ciò riesce benissimo a Josie Rourke, regista teatrale, e Beau Willimon (sceneggiatore di Le idi di Marzo e House of Cards), da una parte spinti dal desiderio – più che lecito – di assecondare il momento storico e dall’altra decisi a offrire uno sguardo nuovo, appassionante e poco convenzionale di un racconto stra-usurato.

Lucido e onesto, questo ritratto di femminilità trova il suo punto di forza sul ribaltamento di campo e non sull’onda del genere (perché sarebbe troppo semplice dire che il film è la versione di Maria Stuarda ed Elisabetta I degli eventi), ma dei personaggi stessi. Per la Rourke è più interessante mettersi nei panni di due giovani donne che passano attraverso un conflitto interiore e combattono per avere voce in capitolo, piuttosto che cercare di immedesimarsi nelle responsabilità di due sovrane. Il 1500 potrebbe essere oggi, le discussioni sull’identità e il modo di esprimerla pubblicamente sono gli stessi dei giorni nostri e la politica è ancora un palcoscenico di tragedia e militarismo come ha sempre spiegato Shakespeare nelle sue opere e come tenta di ricordare – a modo suo, quasi ammiccante – Willimon.

Il creatore di House of Cards una volta disse che tutti i politici sono assassini o disposti a diventarlo, e Maria regina di Scozia pare ribadire il concetto con una diversa sensibilità: intorno alle protagoniste fazioni opposte di uomini vogliono controllarle e spingerle a odiarsi per il trono; temono un rapporto di subordinazione mai provato nei confronti di chi ha il potere di governare (Mary, più di Elizabeth, è una ragazza moderna, scaltra, furba e intelligente grazie alla buona educazione ricevuta alla corte francese), di decidere, di dare alla luce dei figli e di farsi desiderare. Di fatto, la differenza sta nella maniera in cui si esercita questo potere. Il maschio uccide la dignità (con lo stupro, l’inganno e la presunzione), la donna il delirio maschilista e quel bisogno sempre più sbagliato di combattere invece che di dialogare, conciliando visioni opposte nel sogno di una possibile parità di sesso.

17 Gennaio 2019
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