• giu
    17
    2014

Album

Akashic Records

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Riascoltandolo oggi, Myths Of The Near Future, al netto di tutto il rumore di fondo (la grande sbornia del nu rave, i confronti impari con i Faint, i primi singoli incendiari vs il falsetto 80s kitsch ecc.), rimane un epico disco pop. Aveva i brani, diverse anime, melodie appiccicose e pontificava egregiamente l’avvenuta transizione all’elettronica – e alle “produzioni” – dall’energia grezza del post-punk revival d’inizio decennio. Inoltre, ritornando sul travagliato seguito – Surfing The Void – come già affermavamo al tempo, impossibile non pensare al miracolo. Sperimentare con successo un’evoluzione in complessità di quel (contraddittorio, kitsch, ultra stratificato) sound che toccasse, tra le altre cose, anche il nu metal, oltre a tentazioni prog Muse annesse e connesse – sembrate, sulla carta, il più sadico dei suicidi – si rivelò un ottimo collante di mondi, anche molto distanti, come l’hard rock degli Zeppelin e la disco o la techno o, ancora, la psichedelia.

Detto questo, c’è sempre stato alla base del progetto un ineludibile strato di patetica autoreferenzialità melodica: tutti quei falsetti imbalsamanti e sparati al cielo, gli strati di tastiere psych-glowstick, per non parlare della pomposità di certi arrangiamenti, sono limiti più volte sfiorati, anche toccati, eppure, bellamente svoltati a botte di ayahuasca, produttori e tanta energia. In Love Frequency molti di questi nodi vengono al pettine amplificandosi, purtroppo, per carenze melodiche. Il disco non ha grandi numeri pop da offrire: inizia con le deboli strofe new age di New Reality imbottendole di tastiere emozionali e riff da autoscontro, punta su un frigido singolo come There Is No Other Time che lavora sull’omonimo ritornello, la solita base discomusic e arrangiamenti fin troppo noughites, revival involontario che ritroviamo anche in un pezzo come Show Me A Miracle, episodio dal maggior piglio melodico ma fermo al 2007 e con un altro ritornello assolutamente dimenticabile.

Con James Murphy, la cui presenza è palpabile in Out Of The Dark o in una psych song dalle parti degli MGMT come The Dreamers, le cose non vanno meglio. Il ruolo dei produttori del resto – presenti anche il Chemical Brothers Tom Rowlands e  Erol Alkan – è funzionale a questa ampollosa idea pop confidenziale/nostalgica/sci-fi che Jamie Reynolds, James Righton e Simon Taylor-Davis hanno in mente. Sfuggono alle critiche più severe Rhythm Of Life e Children Of The Sun, dai pigli più decisi che sembrano liberazioni; in verità, sono brani appena discreti all’interno di una scaletta che si strozza con gli strati di un patetico prima cavalcato e ruggito e ora soltanto subito.

21 Giugno 2014
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