Recensioni

Del debutto Gracios Tide, Take Me Home scrivevamo che era uno di quei dischi che si sarebbero dimenticati al primo temporale autunnale, come gli amori estivi. Il secondo album, a due anni esatti di distanza, sceglie di irrobustire il sound dei Lanterns On The Lake, attingendo a territori più rock, cosicché il rapporto tra dream e folk della band di Newcastle si fa meno lieve, più spinto su territori epico-eroici che – sulla carta – ben si addicono alla voce angelica di Hazel Wide. Del riferimento arty per eccellenza, i Sigur Rós, rimane quella insistita ricerca dell’immobilità, del fotogramma (ancora una volta l’insistenza sull’immaginario cinematografico è forte) e dell’attimo perfetto. Quello che manca, accanto agli arrangiamenti comunque portati con mano sicura, sono le canzoni. E per quelle, gli artisti pop, devono essere valutati.
Scrivevamo due anni fa che più che narrare, la musica dei Lanterns On The Lake ha il desiderio di evocare: atmosfere, sensazioni, momenti. Nonostante il parziale cambio di tavolozza cui accennavamo, con in più la scomparsa da dietro i microfoni di Paul Gregory, la barra non sembra essersi spostata più di tanto. Manca sempre quel guizzo che faccia restare in memoria melodie e brani, mentre talvolta si è sorpresi negativamente da un’inseguimento sui Seventies di una band come Florence And The Machine (ascoltare la title-track per avere conferma): sul fronte della personalità, della forza “rituale”, ma soprattutto delle melodie e della scrittura (si ascolti una scialba Elodie, che dovrebbe dare il tono al disco, o una poco convinta You Soon Learn) il confronto a volte appare poco generoso per Hazel e compagni.
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