Recensioni

Fortunata serie di appuntamenti messa su dalla omonima (quasi) label Night Time Stories, Late Night Tales giunge al ragguardevole quarantacinquesimo episodio (sempre se si contano le edizioni in cui si chiamava ancora Another Late Night), dimostrando di essere un format ben strutturato e vincente. Per chi non sapesse come funzioni, Late Night etc. etc. è una playlist compilata in ogni puntata da un artista o da una band ogni volta diverso (solo i Belle and Sebastian per ora ne hanno confezionate due), che a sua volta, come condizione necessaria e sufficiente, deve rileggere una traccia a proprio piacere da inserire come cover.
Eccellente strumento per conoscere più a fondo background e influenze fondanti degli artisti coinvolti, la serie ideata e portata avanti da A.W. Wilde ha scelto questa volta come curatori i BADBADNOTGOOD, autori nel 2016 di uno dei lavori più apprezzati da pubblico e stampa. Canadese di Toronto, la formazione capeggiata da Matthew Tavares, Alex Sowinski e Chester Hansen, ha nel corso degli anni fatto intuire con le numerose cover (Gucci Mane e Earl Sweatshirt per esempio) di che pasta sia fatta, ma questa volta ha deciso di sparigliare le carte in tavola proponendo piccole gemme di pop brasiliano, disco ghanese e soul raffinatissimo. Il nome più scontato del lotto? Quasi sicuramente il Thundercat di For Love I Come, ma, come detto in precedenza, qui si tratta di una sequela di tracce scelte con cura, con gusto, da veri appassionati di musica.
Si parte con i Boards of Canada di Olsen per scaldare un po’ i motori, per poi trasferire baracca e burattini a Rio de Janeiro, a casa di Erasmo Carlos, sodale del mai troppo venerato Tim Maia ed eroe brasiliano del pop. Piccola parentesi da reggaettino leggero dalle parti dei Chosen Few e si arriva a Esther Phillips e alla sua versione di Home Is Where The Hatred Is, fedele riproposizione dell’anthem uscito fuori dalla caustica penna di Gil Scott-Heron in collaborazione con Brian Jackson. Si va avanti tra salti dalle parti degli Stereolab (The Flower Called Nowhere), di Kiki Gyan e della sua ghanese-disco di Disco Dancer, fino ad arrivare all’ipnotica Sanza Nocturne di Francis Bebey e ai Beach Boys (onnipresenti in Late Night Tales) di Don’t Talk (Put Your Head On My Shoulder). Menzione particolare meritano la scelta di Baby di Donnie & Joe Emerson, su cui aveva già messo mano in tempi non sospetti l’istrionico Ariel Pink di Mature Themes e la sghemba cover di To You di Andy Shauf. Obbligo contrattuale superato alla grandissima.
Late Night Tales ha visto grandi episodi, pensiamo ai vari Django Django, Friendly Fires e Metronomy, ma questo dei BADBADNOTGOOD ha un gusto particolare, bei colori e fa pensare che i canadesi si siano divertiti parecchio nella compilazione di questa playlist. In un periodo storico dominato da playlist create da algoritmi casuali, Late Night Tales è uno degli ultimi baluardi della resistenza, ultimo avamposto schierato contro l’incombenza di una Skynet musicale.
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