• Nov
    29
    2019

Album

Tapeworm Tapes

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Non è esattamente così ma ci piace pensare che l’ingresso di Laura Agnusdei in pianta stabile nei Julie’s Haircut abbia contribuito a rendere il suono della band molto più ampio e mutevole, free e spaziale, per capirsi. Ovviamente è una suggestione derivata dall’ascolto dei più recenti album dei Julie’s ma la Agnusdei, ovviamente, sta più che in piedi da sola: gli studi classici in conservatorio, le esperienze d’avanguardia embrionali (i Sex With Giallone in cui si ritrovava anche Caterina Barbieri), poi l’Olanda e l’Istituto di Sonologia, oltre a una sempre crescente attività e considerazione in solo dicono molto sia dell’ampiezza di riferimenti dell’universo Agnusdei, sia della “fluidità” con cui la bolognese riesce a plasmare il suo sax.

Fluidità che, conseguentemente, si ritrova in questo Laurisilva, primo album lungo a suo nome dopo il nastro Night/Lights uscito un paio di anni addietro per The Tapeworm. Il sax chiesastico ed estatico che conduce Epiphyte Blues e che mantiene una vivida vivacità malinconica in una landa che sembra tagliata da un vento post-atomico, è un po’ il leitmotiv dell’intero lavoro. Lavoro in cui i rumori, l’elettronica, l’ambiente sonoro creato, l’interazione con gli altri strumenti (clarinetto, sax alto e flauto di Giacomo Bertocchi; la tromba di Elisabeth Lusche; il flauto di Thomas Reyna; la trombetta di Chloë Abbott, il clarinetto di Riccardo Marogna), non sono che il contrappunto per la voce narrante del sax della Agnusdei, perennemente sospeso tra cifra melodica e frammentazione, emotività accesa e germinazioni improvvise. Esattamente ciò che ci si potrebbe immaginare pensando questo disco come una sorta di concept sulla biodiversità vegetale: la “laurisilva” che da il nome all’album, dopotutto, è anche la radice del cognome dell’autrice, come i frattali sonori che si sviluppano dall’interazione elettronico/acustica presente nelle sei tracce del disco, non sono che la dimostrazione di una vitalità insieme familiare e aliena, riconoscibile e sorprendente nella sua misteriosa alchimia.

E lo straniamento che provoca questa naturale per quanto difficoltosa operazione – di elaborazione così come di ascolto: necessariamente attento e coinvolto – è indubbiamente il valore aggiunto di un esordio molto, molto bello. L’ennesimo di una donna – dopo Moor Mother, Matana Roberts, ?Alos, BeMyDelay, ecc. – in questo 2019 decisamente fortunato.

29 Novembre 2019
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