• apr
    07
    2017

Album

Carosello Records

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Levante è un po’ la rappresentante della self-made woman che è riuscita a vivere di musica raggiungendo la categoria del mainstream senza doversi poi svendere troppo e mantenendo una sua credibilità. Sempre circondata da un’aria di umiltà, nonostante i grandi numeri e le collaborazioni importanti, sembra che la sua esigenza più importante sia rimasta quella di mantenere il contatto con il suo pubblico, tant’è che tramite artigianalissimi video home-made su Facebook la cantante siciliana è solita regalare ai suoi fan versioni acustiche dei suoi brani più celebri (quasi sempre registrati dentro un bagno, perché come dice lei, lì l’acustica è migliore).

Levante ha sempre avuto la capacità di creare grandi hit che non trasmettessero il solito fastidio della canzone che, ascoltata per un po’ di tempo, all’improvviso inizia a provocare conati di vomito – per intenderci, un po’ come il classico tormentone estivo che dopo una stagione è già bello che andato, odiato e dimenticato. Alfonso, il suo primo singolo ormai scritto sugli annali per la celebre frase «che vita di merda», è stato in pratica il precursore più ironico dell’assai meno felice espressione giovanile «mai una gioia», e nonostante i toni piacioni, è rimasto nella testa di tutti senza dare troppo fastidio. È stata poi la volta di Duri come me, Ciao e per sempre, Le lacrime non macchiano e l’ultimo ma non meno contagioso singolo Non me ne frega niente. Ma non di soli hit vive la cantante: l’importante successo mainstream è stato infatti il coronamento di un percorso fatto di momenti topici, come la benedizione artistica di Max Gazzè, la candidatura alla Targa Tenco, l’apertura dei concerti di Paolo Nutini, la collaborazione con Fedez e J-Ax (su cui soprassediamo) e la pubblicazione di un libro.

Se Manuale di distruzione e Abbi cura di te erano segnati da un impostazione sonora abbastanza semplice e filo-cantautorale – una scrittura fortemente confidenziale e ironica tramite la quale Levante ha vestito i panni di una ragazza qualunque raccontando di se stessa a se stessa e descrivendo sconfitte, rivalse, amori finiti male, fini e nuovi inizi – in Nel caos di stanze stupefacenti la Nostra prova ad alzare l’asticella. Non mancano le classiche canzoni sentimentali, autoreferenziali e autobiografiche, ma questa volta c’è spazio anche per exploit più impegnati, come la critica contro la violenza sui social network (Non me ne frega niente) o la rivendicazione del libero amore oltre ogni pregiudizio (Santa Rosalia). Questa volta, svestiti i panni della ragazza e indossati quelli di donna e di artista più matura, Levante mostra una scrittura più distaccata e consapevole – e non a caso questo lavoro viene pubblicato alla soglia dei suoi 30 anni.

La semplicità dei primi lavori viene rimpiazzata da una produzione musicale più complessa, che allontana l’artista dal mondo cantautorale più scarno e la rende più vicina all’immagine di una frontwoman con una grande band al seguito. Siamo lontani dal precedente minimalismo: Nel Caos di stanze stupefacenti è segnato da una ritmica molto marcata – con una batteria volutamente esagerata – a cui si accompagnano cori e armonie vocali. Nonostante il tentativo sia generalmente buono, non mancano strascichi in qualche modo ingenui, come ad esempio le goffe metafore stagionali in 1996 La stagione del rumore («Primavera e poi il caldo estivo fra noi, l’autunno ci porterà tra le promesse d’inverno, stringiti a me se avrai freddo»), che tuttavia ribadiscono la facilità con cui ci si può immedesimare nei brani della cantante siciliana.

Nel caos di stanze stupefacenti è un altro disco pop? Senza dubbio. Ma Levante, oltre a cantare, scrive e suona con una personalità che non è preconfezionata; certo gli scivoloni ci sono, ma a differenza di quelli scialbi e vacui di molte sue colleghe, i suoi sono frutto di scelte personali e di carattere, e quindi da rispettare.

10 Aprile 2017
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Levante

Nel caos di stanze stupefacenti

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