Recensioni

Se della londinese Fuzz Club si legge spesso in giro, e pure noi di Sentireascoltare ne abbiamo parlato ripetutamente (sottolineandone soprattutto l’attenzione nei confronti del rock psichedelico made in Italy), altrettanto non si può dire della Go Down Records, altra etichetta specializzata nei suoni tradizionali, elettrici e grintosi creati da chitarra, basso e batteria: attiva dal 2003, l’etichetta di Savignano sul Rubicone vanta ormai un catalogo assai ricco, in cui si trovano veri eroi dell’underground italiano e anche artisti stranieri. Ultimo acquisto della label è però un trio veneto che giunge in questo 2020 al primo album ufficiale, dopo un esordio autoprodotto risalente al 2017: i Licantropy esplicitano già nel nome una passione, quasi un’ossessione, per il tema della licantropia che li indirizza verso un rock’n’roll selvaggio e dalle fascinazioni tex-mex.

Dopo un breve pezzo d’introduzione, Extrabiliante inanella una manciata di brani fulminanti e coinvolgenti: la tarantolata Big Bad Affair evoca atmosfere tarantiniane, come anche la scattante e acida title track (in cui fanno la loro comparsa persino degli inaspettati scratch), mentre Another Wolf Game abbassa i volumi e mostra un inedito romanticismo, per quanto deviato e carnivoro. La grinta irresistibile del terzetto ritorna nella breve ma eclettica The Revenge, e la conclusione è affidata alla lunga Coyote, che approfondisce, in chiave latino-americana, una deriva psych e stoner che lascia ben sperare per il futuro. (6.9)

Gli Helicon sono invece una vecchia conoscenza di Sentireascoltare: il loro esordio del 2017 ci aveva colpito principalmente per la mole di influenze eterogenee, innestate su un rock psichedelico in realtà piuttosto prevedibile. La band scozzese, in questo sophomore-album, corregge un po’ il tiro e pare riprendere l’attitudine contemporaneamente cosmica e riottosa dell’ep Zero Fucks. Abbiamo così una manciata di tracce che spaziano da uno shoegaze sofferto e dilatato (Pure Filth, In the End) alle consuete inflessioni etniche (l’India evocata in The Sun Also Rises), da eteree sperimentazioni psych (Cosmic John, With Graceful Menace) a impressionanti sfoggi di muscoli (Glasgow Uni Accent, What You Love Will Kill You). Insomma un deciso passo avanti. (6.8)

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