Recensioni

7.5

L’ultima volta che ci siamo occupati dell’irlandese ex spalla ed ex fidanzata di Damien Rice era il 2011 e l’occasione era il suo secondo album solista, Passenger. Allora si notava una stoffa tutt’altro che banale, che confermava come fossimo di fronte a un’artista prontissima a volare da sola. Ma c’erano alcune incertezze che lasciavano sul campo i cadaveri di diverse buone occasioni: una voce che non sembrava sempre amministrata al meglio e, soprattutto, un’immagine da bella-ragazza-con-l’ukulele che rischiava di schiacciarla. Non ha aiutato che un brano catchy come What I’ll Do finisse a far da soundtrack a uno spot televisivo e che negli anni successivi una sua interpretazione confluisse nell’OST della serie Fargo: eravamo di fronte a una folksinger plastificata, tutta vocalizzi e strizzatine d’occhio alla comunità hipster?

Se questi dubbi avevano ragione d’essere cinque anni fa, un disco come At Swim li spazza via fin dall’opener Fall: strati di chitarra acustica, un’eco elettrica a increspare le nubi sullo sfondo e una sicurezza nella voce che la musicista non ha mai avuto prima. Canzone scura, personale, che si fa strada come un classico senza tempo. Prayer for the Dying conferma lo stato di grazia vocale, con una performance accorata, tutta vibrati ad altezze che non avremmo mai pensato fossero nelle sue corde e un’impressione di out of time come solo i grandi interpreti. Snow conferma il buon lavoro sulla tradizione folk, e con la successiva Lo, che ricorda Tim Buckley, la certezza è oramai una sola: a quasi metà del programma si capisce che questo è il disco migliore di Hannigan e uno dei migliori in ambito folk di tutto il 2016. Confrontate come l’artista affronta il dolore in We, the Drowned, lo sfoggio di sicurezza nell’a cappella di Anahorish (tutta la magia del folk ancestrale britannico in meno di due minuti) o la naturalezza con cui introduce le percussioni elettroniche nella finale Barton.

Prodotto da Aaron  Dessner dei NationalAt Swim segna la rottura del blocco dello scrittore (dichiarazione della stessa Hannigan) e la definitiva affermazione di una musicista che a un certo punto pensavamo di aver definitivamente classificato sotto la voce “grandi potenziali inespressi”. Lisa Hannigan ha forse trovato la giusta misura del proprio talento, e quello sguardo sicuro in copertina sembra dirci che ne è consapevole.

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