Recensioni
Logos
Mumdance & Logos
Cold Mission
Genesis EP
-
Edoardo Bridda
- 6 Novembre 2013


Facile a dirsi, difficile da mettere in pratica, soprattutto complicato da descrivere e comunicare. Da vivere figuriamoci, sembra di stare in una trap house come la vedrebbe David Lynch. Un’allucinazione di rapidi gesti della telecamera, visi sfocati, droghe, armi, le strade dell’Eastend a notte fonda, un tobido giro di situazioni senza un inizio, né una fine, né un perché. Disorientante non è la parola giusta. Tutta una serie di aggettivi non servirebbero, Cold Mission è uno di quei lavori che ti catturano proprio perché si guardano bene dal lasciarti entrare da qualsiasi porta. Gli spioncini, certo, quelli sono garantiti e da quei buchi hai chiaro il fuoco di una storia precisa. Senti i tratti della jungle come del grime, vedi le strade di Bristol, respiri l’urbanistica londinese che ha sempre fatto da sfondo alle produzioni di Burial, riconosci i brandelli di un passato attraversato da una potente mitologia.
Potremmo dire che Cold Mission è pura antimateria, un buco nero di continuum ‘ardkore, un incubo di Pinch senza ritmo, fino alla rullata junglista sul finale, il gesto liberatorio che Logos rifila con il partner in crime Mumdance. Wut It Do è una bomba a orologeria ma anche qui, quando il gioco è a carte scoperte, il sound corre lungo i bordi, scompone e ricompone ricordi, respinge la luce ed ogni cliché. Come per certi pezzi di Special Request, non sai bene cosa hai nelle orecchie, se breakbeat o jungle, sta di fatto che quello è l’unico episodio a spalancare le porte al dancefloor, roba che qualsiasi producer Keysound attualmente sta suonando senza tagli o mix.
Il cuore di Cold Mission è un omaggio ad un alias dei 4Hero, ma anche a due tracce di jungle paranoide come Special Mission o Mission Accomplished firmate da Digital (ovvero Steve Carr), spiega James Parker nella press. “Mi interessa tracciare link tra le classiche produzioni Metalheadz e le prime produzioni grime, specie quelle più angolate che suonava Slimzee, ma integrate in un grezzo contesto clubbista a 130bpm“. Parliamo di un lavoro sicuramente pervaso da un senso di nostalgia per le radio pirata e per tutto un mondo perduto, eppure il tuffo nel passato non ha impedito al producer di entrare e rompere i confini temporali, arrivando ad una terra di nessuno a cui stava gà mirando nell’eppì Kowloon, dove gli ultimi scampoli di wonky e purple sound si perdevano in una nebbia di fitti pensieri non tanto distanti da quelli di Zomby. Anche lì quell’incastro tra ritmi laboratoriali, contrappunti di bass, effettistica da nastri in rewind, oscuri vocioni black; tocchi che ora, a distanza di poco più di un anno, sono elementi fondanti della 130 bpm family assieme ai sample dei caricatori e ai campioni in riavvolgimento. Più ascolti Logos, più lo senti suonare da altri (tipo Wen al N3XT Clubstepping), oppure ascolti altri nel suo stesso territorio (Tessela), e più risulta chiara la potenza di questo dedalo di strade buie.
Genesis EP è un’altra bestia che mostra l’ennesima sfaccetatura di Logos e della sua lungimiranza: l’uso del reverse (Reverse VIP). Nel 12” in collaborazione con Mumdance / Jack Adams, l’impronta del producer è ancora fortissima. Ritroviamo la citata Wut It Do in un mix differente, un’altra scomposizione di jungle e grime questa, volta ripensata a due teste pestando bottoni e montando aspettative house poi disattese (Turrican 2); e poi c’è Truth, altro tuffo nel passato questa volta angolando il ’92 degli Orb sotto l’ottica degli Art Of Noise. Anche qui non c’è nulla di facile. Ma c’è assolutamente tutto quel che serve per rimanere intrappolati nella morsa.
Amazon
