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6.2

Riecco lowlow, ancora insieme a Big Fish per Dogma 93. Chi non sopporta questo eterno enfant prodige per gli infiniti ego-trip e le spacconate gratuite, sicuramente non sarà ben disposto da questo titolo altisonante, con bacino a Lars Von Trier, riadattato all’anno di nascita del rapper. Che qui conferma dubbi e certezze sulla sua proposta: resta il sindacabile onanismo spesso immotivato – parliamo di uno che ad ogni scoreggia partorita la autoproclama «miglior disco hip hop del decennio» senza che nessuno gli abbia chiesto un parere -, sicuramente una leva per far parlare di sé che ha avuto successo ma ormai suona un po’ logora; resta anche il fatto che la sua resta una penna sopra la media dei rapper “commerciali” in circolazione, pur senza mai arrivare a pareggiare i modelli di riferimento. Il riferimento è ad un ponte tutto capitolino che parte dal Danno e arriva a Rancore, ma finisce spesso per ricordare Anastasio. 

Questo nuovo disco regala comunque qualche episodio meritevole: funziona lo storytelling di Bobby, dedicata allo scacchista americano Bobby Fischer, probabilmente affetto da Asperger, antisemita, misogino e misantropo; e non sono male i paralleli tra vita e cinema della title-track, le istantanee di disagio in Non Siamo Niente, e il tenero rapporto con i genitori di La Mia Parte Migliore, tra citazioni a Guccini («E un laureato non vale più di un cantante») e Cremonini («Una canzone che stia al posto mio»). Il giochino scricchiola un po’ quando si alza eccessivamente il tiro, come in Io Potrei, dove si riprende Hannah Arendt («Adesso so che il male è l’assenza di qualcos’altro») e si romanzano il massacro di Columbine e l’Olocausto della Seconda Guerra Mondiale; non convincono poi le pose depresse e solipsiste de Il Nulla Senza Fine, così come derivative risultano produzioni come Spazzatura Bianca, a metà tra Black Skinhead di Kanye West e 90MIN di Salmo, che puzzano di già sentito lontano un miglio.

Alla fine il meglio di lowlow resta lo storytelling, dove seppur senza virtuosismi memorabili, risulta efficace. Vedi un pezzo come La Ragazza nello Specchio, dove il delicato tema viene svelato con colpo di scena finale dopo un crescendo decisamente ben costruito. Insomma, meglio di tanta altra roba, ma ancora sotto ai modelli cui si rifà.

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