Recensioni

Il cantautore è una strana creatura, un po’ narciso (e quindi autoreferenziale, perennemente in procinto di annegare nell’acqua in cui si specchia), un po’ sincero interlocutore, un po’ proiezione di chi lo ascolta – e chissà come si ritrova nei suoi voli pindarici, musicali e non – e spesso custode geloso di una tradizione musicale ben riconoscibile. Luca Di Maio (già negli Insula Dulcamara) spariglia un po’ le carte di questo ragionamento da cinico pragmatico e disilluso, riuscendo ad appianare con un album notevole quel callo inevitabile che spunta dopo anni passati ad ascoltare lavori riconducibili al genere.
Sia merito o meno – e certamente un po’ lo è – della produzione artistica attenta, misurata ma tutt’altro che telecomandata di Marco Parente, Di Maio si dimostra bravo e all’altezza, soprattutto nell’inventare un neologismo cantautorale permeabile, elastico e senza punti di riferimento troppo netti. Lo stesso che, ad esempio, permette a una Sabbia di perdere piacevolmente l’orientamento tra chitarre elettriche, batterie e una bruma psichedelica che un Adriano Modica apprezzerebbe, a La normalità di proporre spunti testuali inusuali (originale anche il video del brano), a Impalcature di sobbalzare tra controtempi imprevedibili e raffinati, a La bestia dalle gote rosse di mostrare un’anima jazzata in minore vicina a certe progressioni di Parente (ma anche dei primi Radiohead). Il resto del programma mastica con stile intimismo acustico (Buonanotte Irene), escursioni terzomondiste distopiche (Letiana), blues-folk (Canzona per il mio piccolo cuoro) e splendide atmosfere notturne di stampo quasi cinematografico (Kildevil). Dettagli di un album che riserva moltissime sorprese e che battezza un approccio angolare ma concreto, sostenuto da collaboratori illustri come Alessandro “Asso” Stefana (chitarre), Federico Camici (basso, moog), Alessandro Fiori (violino), Vincenzo Vasi (theremin) e molti altri.
C’è un’imprendibilità di fondo, nella musica di Di Maio, che evita gli stereotipi in favore di una scrittura aperta, focalizzata sui dettagli e sul loro valore destabilizzante. Il risultato è sorprendente e cresce sulla distanza.
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