Recensioni

Il sapore romantico e vintage di una solitaria passeggiata serale in spiaggia dove il flusso di pensieri si muove costante come la marea. Il mare come allegoria non solo di libertà ma anche delle attese che caratterizzano la vita. È sospeso in un’atmosfera malinconica eppure delicata e soave Attese Vol.1 , il nuovo EP di Lucia Manca, cantautrice salentina che avevamo apprezzato con il precedente album Maledetto e Benedetto. Con la produzione di Matilde Davoli e Gigi Chord, e gli interventi ai synth di Populous – che la cantante aveva accompagnato in occasione del tour di Night Safari – il vestito sonoro di Lucia Manca continua a presentare tessuti synth-pop di matrice 80s uniti a una voce calda, struggente ed elegante, sicuramente unica. Parole che scavano nei sentimenti, immagini filtrate e sfuggenti che sfumano in un immaginario fatto di speranze, ricordi e attese, appunto.
Come Un’Onda, in apertura, è un’affascinante ballad dove le doti vocali di Lucia Manca emergono fresche e sincere come il mare («Sai / la libertà è come un’onda») che fa da sfondo a frammenti di un rapporto complicato: «Quando ci sei / ci metto poco a descrivere la nostra storia difficile». Il sax di Emanuele Coluccia porta la perfetta dose di sensualità in mezzo al basso suadente e alle tastiere ariose di Respirare: il testo gioca abilmente tra desiderio («Arrenditi / spogliati») e consapevolezza del benessere personale, espressa nell’hook – «Meglio di così / non sono stata mai» assieme a uno stuzzicante giro funky. Un aspetto che, nonostante lo spleen delle parole, colora il brano di un frizzante tocco consolatorio.
C’è un elemento ricorrente nello scorrere dei testi di Attese Vol.1: è la sigaretta, sinonimo di piacere effimero e deleterio, elemento che sancisce i momenti di attesa o la fine della giornata. L’ultima Sigaretta lo esplicita sin dal titolo di un brano in cui la voce di Lucia Manca alterna momenti di riflessività e malinconia a sfoghi diretti e liberatori in un arrangiamento synth-pop perfettamente in linea con le parole. Di album italiani che riprendono atmosfere rétro con testi malinconici e introspettivi è pieno il mercato discografico, ma i lavori di Lucia Manca, come anche questo EP, riescono a spiccare per qualità. La si ritrova negli arrangiamenti, nell’abilità dei musicisti coinvolti, nella costruzione di testi mai banali, assolutamente nelle modulazioni della sua voce. Le Sere Al Porto, in chiusura di EP, riassume tutti questi aspetti: una ballad, con tocchi al piano, profonda e raffinata. Come guardare il mare, soli, in una notte d’estate.
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