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Sono passati sette anni dall’esordio di Lucia Manca, in cui la cantante salentina si raccontava dentro canzoni cucite su arrangiamenti scarni che non erano il suo vestito. Per ripresentarsi al grande pubblico la cantautrice ha deciso di rinnovare il suo guardaroba, ma tra le stampelle del suo nuovo armadio sonoro rimangono comunque alcuni abiti del suo passato artistico. Dentro l’accurata produzione di Matilde Davoli fanno capolino l’attitudine pop degli Amor Fou, assorbita tramite l’esperienza con Giuliano Dottori nel suo primo album, l’influenza di Populous, che ha accompagnato durante il tour di Night Safari e che collabora con lei a questo disco (Noi e Al posto tuo) e soprattutto Jolly Mare, grande manipolatore nel panorama nostrano di quelle sonorità 80’s che sono andate tanto di moda negli ultimi anni.

Già a partire dall’artwork – con una trionfante insegna al neon che ricorda l’estetica di Drive di Refn – è infatti palese che il richiamo (anche visivo) di Maledetto e Benedetto è quello agli anni ’80. Le sonorità di questo lavoro fanno infatti riferimento a un synth pop impreziosito da venature dream pop e atmosfere rarefatte che si sposano con un approccio cantaurorale tipicamente italiano. Una produzione quindi che rimanda nostalgicamente a un’epoca passata, regalando un immaginario ricco di fascinazioni vagheggiate ed eteree in cui le canzoni si trasformano in una serie polaroid sgranate e sfocate, che raccontano una stereotipata bella estate italiana. Qualsiasi canzone di Maledetto e Benedetto, quindi, non avrebbe sfigurato come sottofondo musicale per le lunghe e noiose serate afose a bordo piscina che in Call Me By Your Name accompagnano l’indagine di Elio attorno alle contraddizioni dell’amore.

Uno dei fili narrativi dell’album è infatti legato al tema delle contraddizioni, delle antinomie e dell’amore. Un amore con una valenza più generale rispetto a quella attribuibile al sentimento di un rapporto di coppia, un amore provato anche e soprattutto per se stessi. Maledetto e Benedetto è una eterna lotta tra lo spleen et l’ideal, raccontata tramite un passato vissuto sotto forma di ricordo melanconico che si incastra tra le tessiture di un presente che è invece terreno di battaglia per l’autoaffermazione e per un’agognata realizzazione. Una realizzazione che in un epoca in cui Freeda è uno dei media più seguiti, può essere letta anche come un’impronta femminista. Questa lettura è sicuramente sottolineata dal fatto che l’album tra le sue braccia accoglie un gruppo di donne ben assortito: oltre a Lucia Manca che scrive e dà voce alle sue canzoni, ci sono la Matilde Davoli già citata che si occupa della produzione, e Daniela Ferraro, Gloria Ciceri e Lucia Lorè che hanno preso parte al progetto nella realizzazione dei videoclip. Le venature femministe si leggono tra le righe ma non sono mai totalmente esplicite e sfrontate, come invece emergono dai testi di Loredana Bertè a cui viene spesso paragonata la cantautrice. Definire Maledetto e Benedetto come un semplice esempio di album femminista confezionato dalle donne per le donne sarebbe, in questo caso, comunque riduttivo, anche perché Lucia Manca non vuole essere un’icona ma soltanto raccontarsi.

Il nucleo tematico è ampiamente rappresentato da Eroi, dove si legge «E non abbiamo più paura / Non ci spaventano i dolori / Sappiamo bene chi siamo / Sappiamo bene chi sei / E se domani avessi voglia di cambiare / Puoi sempre chiedere di entrare / Per venire a far l’amore». L’eroismo nel testo è un valore che nasce dalla lotta per la conquista della propria identità e il far l’amore è la celebrazione di questa vittoria. È chiaro quindi che qualsiasi lettura particolare come quella femminista di cui sopra è comunque racchiusa dentro un grande senso universale. Non bisogna comunque pensare che si trascenda il piano metafisico, la narrazione è sempre ben ancorata al presente e alla quotidianità, come infatti si evince da Bar stazione, dove il tema è quello del dissidio interiore tra individualismo e rapporto di coppia. Maledetto e Benedetto è quindi in sintesi un compendio tutto italiano di sentimentalismo e irriverenza che si muove tra un costante sentimento di saudade nei confronti del passato e una forte speranza nei confronti di un futuro da conquistare. I semi piantati lungo il percorso artistico di Lucia Manca sono finalmente germogliati e non c’è dubbio che in futuro potranno lasciar spazio a nuove e rigogliose rappresentazioni di un made in Italy di qualità.

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