Recensioni

In un quadro generale italico abbastanza deprimente in cui chincaglierie adolescenziali con aspirazioni artistiche assai ridotte riempiono palchi impensabili solo fino a dieci anni fa, Lucio Leoni è uno che spicca per la qualità della proposta, e non senza merito. Il suo Il lupo cattivo, successore del Lorem Ipsum pubblicato nel 2015, è un aggiornamento di quanto di buono avevamo già ascoltato da artisti come Giovanni Truppi, e dunque un anarchico mix in bilico tra spoken word, cantautorato, scorie rock in bassa fedeltà e, soprattutto, ironia. Uno come Leoni ha dalla sua, rispetto a cantautori altrettanto capaci e attenti alla parola come ad esempio Davide Viviani, Giancarlo Frigieri o Alberto Bettin – solo per citarne alcuni con un disco pubblicato quest’anno – una teatralità di fondo e una trasversalità di generi ben spendibile in sede live. Per una musicalità che è un po’ un parlarsi tra sé e sé ad alta voce, un mettere sul piatto senza troppi filtri la propria dimensione privata – come prontamente sottolineato da una notevole Le interiora di Filippo ai confini con l’hip hop di esperienze come Uochi Toki, ma non altrettanto tagliente – che funziona in termini di condivisione e mostra a tratti una “cazzonaggine” di fondo romanesca pure simpatica.
C’è una schizzata informalità musicale nel disco di Leoni, quella che gli permette di tergiversare con un certo piacere su geometrie (quasi) post-rock elementari ma efficaci (Mapuche, Perché non dormi mai), ma anche di frequentare strutture più canoniche e autoriali (Niente di Male) o magari di mollare le briglie del testo su un galoppo di parole stabilizzato dalla rima e da un rappare ante litteram (Impossibile essere possibile). Uno sfuggire ai cliché da cantautore, il suo, che se da un lato esalta l’immediatezza musicale e la profondità dei significati, dall’altro fa pensare a un’identità ancora bisognosa di qualche passaggio forzoso nel purgatorio degli operai della canzone, per limare un certo gusto per l’autoreferenzialità e giungere meritatamente alla maggiore età. Comunque, un disco di sostanza e attento ai contenuti, che è giusto promuovere senza se e senza ma.
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