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7.4

Guardando in prospettiva la produzione di Lucrecia Dalt, emerge come l’elemento fondante della sua ricerca sia il contrasto, del tutto irrisolto, tra forma canzone e musica colta. Un vero principio creativo che nel tempo si è fatto più marcato, spostandosi progressivamente in territori sempre più avant, come nel precedente Anticline e in modo ancora più decisivo in No era sólida. Il tutto viene immerso stavolta in un’ulteriore forma di opposizione non meno pacificata, quella tra immanenza e disgregazione, tra vita e oggettivizzazione, in un climax in cui il suono lavora come vera forza trasformativa.

Nel nuovo lavoro la sound artist cilena riesce a condensare l’immagine di un processo in atto attraverso la progressiva trasfigurazione di sé stessa nel suo alter ego, Lia: un personaggio ibrido e fluttuante animato da un gesto esoterico che mantiene aperte tutte le contraddizioni del caso, nondimeno ponendole in una dialettica continua. Un inquietante percorso possessivo verso la spersonalizzazione veicolato da un suono sofisticato, che rimanda alle ricerche minimaliste di Jakob Kirkegård, come agli Electronic Works di Pauline Oliveros, fino ai freddi umori glitch dei primi Matmos. Così, dalle forme definite del dub cibernetico di Disuelta (in cui la voce canta), i contorni si slabbrano verso correnti brulicanti di sospiri metallici (Seca), si disperdono nei paesaggi drone ambient à la Yellow Swans (Coatlicue S.) e sussultano nuovamente nelle ritmiche sottese di Ser Boca ed Espresa, ma solo per poi dilagare verso territori trasparenti, attraversati da impulsi inconsci e oscillazioni, disturbati da tremori e illusioni sonore: una lenta trasmutazione dell’armonia in flusso, in cui la vocalità diventa uno strumento mesmerico. La lunga title track segna il punto di arrivo del ragionamento, ricostruendo una presenza debitamente trasformata: una traccia ambientale per spoken word, in cui l’inquietudine si confonde con l’armonia e le parole riemergono catatoniche e spersonalizzate. Questa, forse, l’unica dimensione per interrogarsi sui processi esistenziali che degradano la vita in mera oggettualità.

Con No Era Solida la Dalt mostra un notevole spessore autoriale, capace di trattare questioni rilevanti in modo originale e con un linguaggio perfettamente all’altezza. Un’esperienza magnetica e seducente.

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