Recensioni

7.2

Dopo il collega James Holden, anche Luke Abbott chiude il cerchio e pubblica il secondo album, quattro anni dopo l’esordio. Se per il fondatore di Border Community The Inheritors aveva segnato la secca deviazione dalle microframmentazioni dancefloor verso ibridi broken-electro, il passaggio da Holkham Drones a Wysing Forest – nonostante le percepibili differenze “di forma” – non è cambio di segno così radicale. Si riconoscono ancora le venature tipiche di una matrice kraut-techno mai messa da parte, ma questa volta protagonisti sono i giochi armonici di sintesi modulare. C’è ancora spazio per la materia da club, ma è nascosta tra le malinconie sfumate ambient delle campagne inglesi.

È da Cambridge, dalle desolazioni rurali del Wysing Arts Centre che ha ospitato Abbott per due settimane di residency, che nasce questo disco. Quadretti bucolici (Two Degrees), escursioni analogiche (Tree Spirit), spleen di sintetizzatori e ritmiche sbilenche (The Balance Of Power), Wysing Forest sembra la conseguenza di un gusto ormai lontano dalle traxx, e più vicino alle costruzioni immaginifiche di filtri e oscillatori. Poi, dalla nebbia, emergono cose come Free Migration, che tornano ai quattro quarti sul velluto, con arpeggi e laser sintetici a fare da cornice. Oppure Highrise, sensazione trance di schegge impazzite sopra un tappeto di delay. Aperture alla pista che potrebbero facilmente suonare fuori contesto, ma che qui sono perfettamente innestate sull’onirico flusso downtempo. Un flusso introdotto con i 12 minuti di Amphis, secondo numero in tracklist, compendio essenziale sul quale si basano le forme soniche di tutto il lavoro. Improvvisazioni modulari e drum machine sincopate, esplorazioni sonore alla maniera kraut di Conrad Schnitzler, manifesto utopico del nuovo corso.

Non dimentica le sue origini, Luke Abbott, e non tenta nemmeno la difficile operazione di ribaltamento totale di prospettiva rispetto ad una discografia fino ad oggi impeccabile. Wysing Forest riesce però a disegnare morbidi elementi di rottura, inediti scenari electro-pastorali che confermano la qualità delle visioni di uno degli impulsi elettronici più vivaci dell’ultimo decennio.

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