Recensioni

7.2

Il nome dice già tutto. Retrovirus è la celebrazione dell’esperienza trentennale di Lydia Lunch che si instilla nel corpo morto del rock come un virus retroattivo, pronto a risvegliare le sopite grazie della devastante lady di ferro della no-wave newyorchese.

Ad accompagnarla in questa rendition discografica della tournée che l’ha vista gironzolare in lungo e in largo per gli States – e che la vedrà protagonista in questi giorni anche a casa nostra – tre pezzi grossi dell’underground. Alla chitarra mr. Weasel Walter, già Flying Luttenbachers – per fare un solo nome della infinita lista di collaborazioni ed esperienze – e tenutario della ugExplode; al basso Algis Kyzis, membro a più riprese di Swans e Foetus; alla batteria lo storico Bob Bert (Sonic Youth e Pussy Galore bastano come lasciapassare?). Il risultato? Una bomba per chi ami il versante più ossessivo del rock virato noise o industrial inizi anni ’90, tra chitarre che martirizzano il blues (o le spoglie de blues), bassi rotondi e secchi, batterie marziali e “pestone”. Se poi questo approccio “datato” ma sempre sulfureo e riottoso viene applicato a un giro a 360° nella discografia essenziale della Lunch, converrete che si parla di un ascolto imprescindibile per chiunque si sia formato negli ultimi 30 anni di musiche off.

Pescando tra i lavori solisti, quelli di Teenage Jesus & The Jerks (I Woke Up Dreaming), 8 Eyed Spy (le abrasive Love Split With Blood e Ran Away Dark) e 13:13 (3×3 e Afraid Of Your Company), oltre che da alcune delle miriadi di joint-venture instaurate dalla Lunch (su tutte la Meltdown Oratorio in combutta con Clint Ruin a.k.a. JG Thirlwell e Burning Skulls con Rowland S. Howard), Retrovirus ci catapulta due volte indietro nel tempo: un prima facendoci assaporare alcune pagine tra le più ossessive, sfasate, cruente, irrispettose e deraglianti della dark lady della no-wave; una seconda mettendo in mano quel materiale alla seconda (de)generazione dei noise-addicted della big apple. Lo spettacolo, comunque sia, è sempre lei: che sia intenta a strillare le sue angosce o a sproloquiare lucidamente tra un pezzo e l’altro – registrati live alla Knitting Factory di Brooklyn – la Lunch non passa mai inosservata.

In questa edizione in vinile rosso, opera della benemerita Interbang, trovate pure il dwld per un altro pezzo, Black Juju, originariamente presente nell’edizione CD targata ugExplode: una noise-rock suite da 11 minuti abbondanti che, se possibile, chiarisce ancora di più il senso del tutto. L’artista con più retrospettive al mondo stavolta si omaggia e ci omaggia con la solita, graffiante, rabbia repressa.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette