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Anthony Gonzalez, principale animatore del progetto M83, continua il percorso a ritroso nella sua adolescenza, in quegli anni Ottanta popolati dai film sci/fi, dai primi video giochi con le relative colonne sonore (la press release cita The Legend of Zelda, Final Fantasy e Dragon Quest) e dai pionieri dei sintetizzatori analogici come Brian Eno, Suzanne Ciani, Mort Garson e John Carpenter. Abbandonando le attitudini pop degli album più noti del duo – dall’acclamato Hurry Up, We’re Dreaming fino al più recente Junk – Anthony Gonzalez e Nicolas Fromageau riprendono le sperimentazioni avviate nel 2007 con Digital Shades Vol.1DSVII, a detta proprio degli autori, si configura come il proseguimento di quel lavoro basato su suggestioni sintetiche analogiche e ambientazioni avveniristiche. Atmosfere che ritroviamo in questo album, prodotto tutto in analogico e registrato durante l’autunno 2017 e la primavera del 2018 nello studio di Gonzalez a Los Angeles e nello studio californiano di Glendale di Justin Meldal-Johnsen (Nine Inch Nails, Beck).

I toni sono evocativi e meditabondi sin dall’apertura Hell Riders, dove voci angeliche intervengono su accordi di chitarra latina, per poi lasciare spazio a una serenata di synth in stile Vangelis. I momenti più intimi della colonna sonora di Blade Runner vengono subito alla mente ascoltando Goodbye Captain Lee, tutta basata su progressioni di note sintetiche, accompagnate da snare svolazzanti e avvolti in un’atmosfera spaesante ma sensuale. L’ambizione romantica e sentimentale di alcuni episodi, però, si scontra con una apparente mancanza di ispirazione in alcuni momenti, come in Taifun Glory (con una debole partitura di pianoforte a sostenere gli interventi di synth angelici), A World of Wisdom (dove spiccano soltanto i carezzevoli suoni nasali della cantautrice Susanne Sundfør, mentre l’uso del flauto non sortisce gli effetti sperati) o Meet The Friends (un richiamo a sigle di soap televisive anni Ottanta buono per spirito di emulazione, meno per balzo emotivo).

L’album funziona e convince nelle parti dall’aria meno sentimentale. Colonies, ad esempio, è un gelido e stimolante intermezzo ambient, Lune De Fiel è ipnotica e alienante sin dal sinuoso arpeggio di synth – accompagnato da una una jazzata parte ritmitca – che si sviluppa per tutto il brano fino alla piccante esplosione di tastiere spaziali; Feelings ha dalla sua buone trovate melodiche di piano e tastiere, tenute sapientemente a bada fino al magniloquente trionfo di acuti che sembrano arrivare da un’altra dimensione; la chiusura Temple Of Sorrow – il primo estratto, accompagnato da Extazus, un breve film suddiviso in tre puntate  girato dal regista sperimentale francese Bertrand Mandico – alterna una rilassante nenia psichedelica e umbratile, quasi a là Boards Of Canada a un’improvvisa tempesta di batteria, fulmini elettrici e meteoriti sintetici.

In definitiva, DSVII, tra alti e bassi, riesce comunque nell’intento di accontentare palati raffinati e “retromaniaci”, cultori dei synth analogici e ascoltatori a caccia di ricordi. Del resto, rispetto alle creazioni dream e synth pop di altri album, è questo l’obiettivo del duo M83 con la serie Digital Shades.

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