Recensioni

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A volte si può cogliere molto di un disco dalla copertina, e la discografia di Mac Demarco si presta molto a un’analisi del genere. Rock’N’Roll Night Club, con Mac in posa col rossetto, era un omaggio al glam, i toni sexy da crooner della title track andavano esattamente in quella direzione. Nel secondo disco, 2, vero esordio sulla lunga distanza, lui sta in copertina con la chitarra allacciata altissima tipo Costello, il cappellino ridicolo in testa e il segno di vittoria fatto con la mano, e infatti il disco rispecchia una miscela indie-pop suonato come se fosse jazz. In pratica, la brillantezza melodica dell’esordio che incontra un certo scazzo slacker.

Salad Days, ancora su Captured Tracks, questa volta lo mostra sbilenco, tra luce ed ombra, quasi combattuto tra un lato spensierato e uno più emotivo. Ancora una volta la musica gli fa perfettamente il paio. Sul versante più pop, sembra di ascoltare i Weezer che registrano un demo con Ariel Pink (Let Her Go). In generale, e in continuità con la discografia del Nostro, in primo piano c’è sempre la sua chitarra lucente, una voce che si è fatta più versatile (Threat Her Better) e la solita brillantezza della casa. Altre volte affiora la volontà di approfondire certi toni romantici: nella bellissima Brother, ad esempio, Demarco sveste i panni di “scazzato” ed indossa quelli di un Mink DeVille onirico, disegnando una parabola lieve, carezzevole. Niente male per un artista che pareva fino a ieri interessato allo sberleffo pop (la canzone dedicata alle sigarette Ode To Viceroy da 2). Sporadicamente spuntano l’acustica e percussioni tenui a cesellare una torch song (Let My Baby Stay), altrove emerge un’elettronica gentile lavorata sulla sezione ritmica e sui suoni sintetici che ricorda i Prefab Sprout (Chamber of Reflection, l’electro-pop di Passing Out Pieces). Brani fatti di niente, votati a un chitarrismo praticamente privo d’effetti, alternati a episodi che ampliano timidamente lo spettro sonoro (Johnny’s Odyssey).

Disco godibile, senza manierismi né noia. Non una svolta, ma sicuramente una buona prova.

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