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Giorgio Spedicato torna a tre anni di distanza dall’esordio Leaving Home con il secondo capitolo della produzione a nome Machweo. Disco profondamente diverso dalle morbide rarefazioni ambientali e dalle dilatazioni droniche del precedente, ma non meno valido, Musica da Festa nasce dalla riflessione e dalla rielaborazione di un immaginario preciso ma sfocato: la club culture italiana degli anni Novanta, periodo non vissuto in prima persona dal producer per ovvie ragioni anagrafiche (classe ’92), viene infatti ripresa e omaggiata con la nostalgia dell’occasione persa ed irrecuperabile; delicato viaggio in un immaginario non-luogo temporale conosciuto unicamente per interposta persona, attraverso testimonianze e ricostruzioni a posteriori.

Il tutto è reso a livello sonoro con un’operazione profondamente – e orgogliosamente – vintage ma senza essere passatista, in un ideale punto d’incontro tra ciò che è stato (e non sarà più) e ciò che è, ora, la precisa sensibilità di Machweo: cascatelle di synth liquidi e ariosi (in un elegante connubio tra Jarre e Gigi d’Agostino), percussioni onnipresenti ma sempre in punta di piedi e frequenti inserti pianistici minimali. Brevi intermezzi rumoristici o lunghe cavalcate in crescendo (Locomotiva arriva a lambire i 9 minuti di durata), senza mai annoiare o scadere nel revival gratuito. Il risultato è una sicuramente affascinante dance ambientale, elegante e sognante, eterea e sottilmente onirica, ma al contempo saldamente ancorata ai club e ai tempi, mai vissuti in prima persona, di cui si fa fotografia e ricordo. Si segnala in coda la perla Perdere, unico brano cantato (dalla voce di Costanza delle Rose), soffusa ballad crepuscolare che chiude al meglio la scaletta.

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