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7.3

Trevigiano di nascita ma prima londinese (dove, residente per un corso post-universitario, è rimasto folgorato dal verbo techno) e ora berlinese per vocazione, Marco Shuttle è, da un paio di anni, uno dei talenti più promettenti e interessanti della techno italiana e torna finalmente con un disco a ben tre anni dall’esordio Visione: Systhema esce per la giovane label Spazio Disponibile del collega e compatriota Donato Dozzy e ci consegna un artista più maturo ed eclettico rispetto a quanto ascoltato in precedenza. La tavolozza sonica sfruttata infatti da Marco per questo sophomore-album si apre a tonalità inedite, a ritmi più pacati e ad armonie sempre più stratificate.

Nei nove brani di Systhema assistiamo dunque alle evoluzioni, in realtà non così spericolate nelle scelte ma decisamente coraggiose e sperimentali nel risultato, di un Marco Shuttle mai così aperto e sperimentatore: stupiscono infatti sia i timbri delle percussioni, sempre profondi, azzeccati ed affascinanti, sia le influenze palesi, che vanno da un suono Warp anni ’90 alle oscurità electro di Cassegrain o (in epoca diversa) Leo Anibaldi, senza dimenticare una sensazione di spazialità che si pone tra post-rock e avant-garde.

Gli appassionati del più classico incedere geometrico ed irresistibile forse resteranno delusi, ma la seconda opera lunga di Marco Shuttle è un piccolo gioiellino in cui elettronica, sperimentazione ed elementi acustici convivono magicamente.

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