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Uno guarda distrattamente il titolo del nuovo album – come ora si fa con tutto, presi dalla sindrome del multitasking e dall’inondazione di informazioni immondizia che arrivano da ogni angolo – e pensa: “però i Marillion!”. Non sarà la più fresca delle trovate, ma caricarsi sulla groppa il fardello dell’orchestra è un bell’impegno (economico), in un certo senso una prova di coraggio, una partenza a handicap se pensi che investi su decine di musicisti per ri-registrare brani già pubblicati. E invece no. Viviamo tempi talmente complessi che nel leggere titolo, note e credits dei dischi bisogna mettere la stessa attenzione che si pone nel firmare un contratto. Le parole, come diceva Nanni Moretti in Palombella Rossa, sono importanti.

Ricominciamo con calma. Il nuovo disco dei Marillion si intitola With Friends From The Orchestra. Ah. Come si può ben vedere dal primo video messo in circolo – il making off in un bel bianco e nero di Estonia –gli amici dall’orchestra sono quattro gatti… scusate… quattro archi che viaggiano sotto la sigla di In The Praise Of Folly, con la preziosa ma non troppo corposa aggiunta di corno francese e flauto, al secolo Sam Morris e Emma Halnan. Fatto chiarezza sul quadro delle forze in campo che non sono esattamente un battaglione d’assalto corazzato, ecco che le sensazioni offerte dall’ascolto collimano più con quanto confermano le orecchie che con ciò suggeriscono le sdrucciolevoli parole di un titolo che sembra pensato per il ricercato misunderstanding. Le mareggiate classicheggianti che hanno sollevato e sospinto i vascelli, più o meno estemporanei, varati con fasciame rock – che vanno dai Procol Harum ai Deep Purple, ai più recenti Metallica o Motorpsycho, i più distanti tra loro per genere e anagrafe – per compiere la traversata di oceani di suono, orchestrale, diventati improvvisamente magnetici e attrattivi anche per i rocker più torvi nonché privi della cittadinanza di Prog land, non sono cosa di questo disco.

Ma quali burrascose e ciclopiche ondate in grado di sospingere incoscienti vascelli – ma quali capitani coraggiosi! -, laddove non rovesciati o ridotti in frantumi, alla ricerca di favoleggiate indie da conquistare a colpi di chitarre e batterie ma anche di equipaggi ingrossati da torme di orchestrali: un quartetto d’archi, flauto e corno francese, forniscono tutt’al più una brezza in grado di supportare il fievole svolazzo di un aquilone. E si innalzano proprio così i nove brani di With Friends From The Orchestra, come aquiloni. Colorati, garriscono, svettano zigzagando contro il cielo bigio di novembre, ma come tutti loro hanno un filo che li tiene legati a terra. Più di tanto non si allontaneranno. Molto oltre a ciò che erano, e restano, with a help from my friends from the orchestra, proverbialmente “little”, non possono librarsi. O diventare veramente altro (del quale in fin dei conti non avrebbero necessità).

È ottima musica, per carità, quella che esce da questo disco – e per farle un vero appunto di stampo artistico ci si attacca alla tendenza dell’intero corpus di piegare, in modo compiacente, in direzione di un afflato da malinconia quasi leopardiana, che in una data di uscita prevista per il 29 novembre, in un inverno così, quasi tetro, tende a rallentare i battiti del cuore, a farti sprofondare, dolcemente, ma sprofondare. La conoscevamo già (questa musica): abbellita di quelli che nel mondo della moda vengono chiamati accessori – i quattro archi, un flauto e il corno francese di cui si è già detto… a proposito, chi suona il sax in The Strange Engine?: chi si occupa dei comunicati stampa si è scordato di farcelo sapere – il taglio, la materia prima, il modo in cui cade, non cambiano l’impressione che si ha del vestito. Tutto e tutti suonano alla perfezione, la tecnica di registrazione è migliorata rispetto a tracce estratte da dischi pubblicati nel 1991: Holydays In Eden (A Collection), 1994: Brave (The Hollow Man), 1989: Seasons End (brano omonimo), 1995: Afraid Of Sunlight (Beyond You), 1997: This Strange Engine (Estonia e la suite dallo stesso titolo), 2004: Marbles (Fantastic Place e Ocean Cloud), 2012: Sounds That Can’t Be Made (The Sky Above The Rain) –, ma stabilito questo, di quale utilità è With Friends From The Orchestra?

I Marillion sono già in studio per registrare nuovo materiale. Sarebbe bastato aspettare un altro po’ per infondere maggiore eccitazione e fiducia ai fan pazienti. Per dimostrare di avere rinnovata verve e una programmazione più onesta di quella di un artista che per sentire la sua canzone, nel juke box le monetine le infila per conto suo.

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