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7.5

Il tempo unidirezionale pare non essere più l’unica modalità di approccio alla computer music: software come Max e Puredata già graficamente rispecchiano una contemporaneità di “cicli” che le più popolari Digital Audio Workstations (o DAWPro-Tools, Cubase, Logic, Ableton Live in misura minore, ecc.) tendono ad assoggettare a una linearità precisa e codificata, senza spazio per “singolarità” che possano eccederla. Mark Fell da sempre lavora in maniera iconoclasta e irriverente nei confronti di questa unidirezionalità temporale. In un suo breve film muto (Music Of The Eternal Now: Post-Husserlian Temporality, Patterned-Cyclical Time-Consciousness And Computer Music), presentato al Maerz Musik Festival di Berlino quest’anno, afferma che la musica non è “suono organizzato”, ma prima di tutto “tempo organizzato”, e parte dalla distinzione che Husserl fa tra “Tempo” (che passa) e “temporalità” (esperienza soggettiva del tempo – che è legata al soggetto, e perciò sempre presente), per concluderne che le strutture musicali costruiscono le temporalità, entrambe fanno parte di uno stesso framework («Music is an active component of time-constituting consciousness»). Poi descrive le Cyclically Patterned Temporalities (temporalità a modelli ciclici, presenti ad esempio nella musica degli Aborigeni – TenHouten, 1999) e le ricollega ai software visuo-spaziali come Max, assimilandoli in un lavoro profondamente anticartesiano che afferma l’Ora (Now) come infinitamente espanso piuttosto che infinitamente compresso. Sono proprio queste temporalità alternative ad operare all’interno della musica del produttore britannico, rendendola unica; e sono più evidenti in questo disco, proprio perché possono essere percepite meglio attraverso i differenti gesti dei quattro percussionisti all’opera.

La collaborazione di Mark Fell con il Drumming – Grupo de Percussao nasce a Porto alla fine del 2017, nell’ambito di Intermetamorphosis, un Festival incentrato su vari lavori commissionati all’artista di Sheffield dal Museu de Arte Contemporanea Serralves, e che ha visto il Nostro cimentarsi anche in installazioni e altri ibridi. Il risultato, opportunamente rielaborato e poi intitolato Intra, viene eseguito pochi mesi fa a Bologna nell’ambito dell’edizione 2018 di Live Arts Week. In quell’occasione ho fatto due chiacchiere con Mark e abbiamo parlato proprio di questa performance, del perché del suo titolo, nonché dei Sixxen – i metallofoni microtonali autocostruiti su indicazioni scritte di Iannis Xenakis.

Il primo esperimento di partitura algoritmica del Nostro – che notoriamente non scrive musica in maniera classica, cioè su uno spartito – è Focal Music (2015, The Tapeworm, su cassetta). Qui gli algoritmi di Max vengono ascoltati in cuffia da Laura Cannell (violino), Sandro Mussida (piano) e Aby Vulliamy (viola). L’esecuzione di questo «sistema generativo di patterns» è in pratica impossibile. Da qui l’immediato dispiegarsi di un dualismo critico tra macchina (sistema rigido) e uomo (sistema che apprende e si adatta), che è il vero scopo di queste registrazioni (registrazioni che nascono dall’idea di un workshop a cura di Jan Hendrickse a cui il Nostro partecipa in precedenza). Intra prosegue il lavoro di Focal Music applicandolo a suoni che in più esulano dal temperamento Occidentale e diventano microtonali, ricordando – anche timbricamente – le note orchestre Gamelan di Bali.

L’ascolto di Intra conferma l’impressione dataci dalla sua versione live all’ex GAM durante Live Arts Week 2018. E’ una selezione di registrazioni live (come in Focal Music) di esecuzioni umane di partiture algoritmiche generative. Viene da pensare che lo stesso spartito qui potrebbe essere altrettanto interessante da ascoltare, ma esso resta non svelato, criptato dall’ascolto in cuffia dei membri dell’ensemble, che, quasi a voler produrre delle Proofs Of Work, si impegnano talvolta a riprodurre quanto più fedelmente possibile ciò che ascoltano, talaltra ad eseguire i gesti decodificati dall’ascolto di precise varianti della partitura. Il risultato, come nel caso del già citato Focal Music, è una versione di Fell dotata di una dinamica raramente scovata nei precedenti lavori del Nostro, con finalmente dei piano e dei forte, con un susseguirsi di «temporalità a modelli ciclici» che giocano tra loro come a suo modo un Morton Feldman che rievoca a memoria cluster di pianoforte, mai uguali ma che si rimandano l’un l’altro come ricordi imprecisi, acquerelli mentali.

Se uniamo la microtonalità sempre in eccesso all’incredibile coesistenza tra tempi e ritmi sui generis, ne ricaviamo un Messiaen straordinariamente ridotto all’essenza, minimale e secco. Talvolta le tracce si dispiegano a ritmi più veloci ed esuberanti, altre volte la circolarità è così dilatata che viene a stento percepita. Ma parliamo dei suoni. Una chiave di lettura di Intra è proprio quella della sua varietà timbrica. Dei Sixxen (metallofoni microtonali concepiti da Iannis Xenakis per l’esecuzione di Pleiades e le cui istruzioni di costruzione sono inserite negli spartiti della stessa opera) si è già parlato nell’intervista sopracitata. L’utilizzo che Fell ne fa si dimostra rispettoso, ma per certi versi irriverente e iconoclasta. Da buon post-rave producer, Fell è interessato ai suoni e ai timbri, non alle tradizioni. Traccia dopo traccia si svela l’esplorazione di nuovi suoni, che potranno ricordare di volta in volta: percussioni sinistramente carioca, violoncelli, cordofoni microtonali, quasi-sax e klangkunst in improvvisazione radicale, oltre agli immancabili stab di accordi complessi da musica nera che richiamano irresistibilmente la deep house questa volta in salsa balinese.

Intra, per concludere, è un lavoro davvero interessante, sia all’interno del percorso personale e artistico di Mark Fell verso una progressiva esplorazione di suoni e soluzioni alternative agli ormai classici rimandi dancefloor e rave esplosi e riorientati alla sperimentazione pura, sia nella bellezza pura del risultato, al di là di tutte le concettualizzazioni di sorta. Una bellezza che cresce di pari passo con la comprensione “nelle orecchie” di queste idee fuori dal mazzo (partitura algoritmica, dualismo uomo-macchina, temporalità a modelli ciclici), ascolto dopo ascolto.

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