• Mar
    15
    2019

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Thrill Jockey

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Possiamo ritenere i Matmos storicizzati a questo punto. Potevamo pensarlo anche all’indomani della pubblicazione della precedente prova eppure dirlo adesso, in concomitanza con le celebrazioni dei venticinque anni dell’unione che lega Drew Daniel e M.C. Schmidt, ha probabilmente più senso. Non che le manipolazioni e i campionamenti di Quasi-Objects proposti dalla coppia non siano più in grado di suscitare meraviglia e stupore, anche questa volta le chicche non mancano, eppure non possiamo tacere il fatto che dal duo ora più che mai sappiamo esattamente cosa aspettarci non solo a livello procedurale e concettuale, ma anche ideativo e compositivo. Con la plastica (e il latex) la coppia ha una lunga storia d’amore, di fatto ci lavora da sempre, e questo materiale, così rappresentativo dei nostri tempi, è anche quello che racchiude al meglio il piglio e il senso della loro azione tra il serio, serissimo e il faceto, un affare d’ingegnosa overture shakerata da un necessario, primitivo, senso del ritmo (e dei ritmi del mondo), un umanesimo d’elettroacustiche prelibatezze che ha saputo anche farsi miniatura, microcosmo: tante cose assieme che passate al vaglio del campionatore hanno restituito al progetto anche una valenza politica.

Politico dunque è un lavoro che utilizza solo oggetti di plastica (bachelite, refrigeratori, contenitori di rifiuti di polietilene, pvc, protesi mammarie in gel di silicone, grasso umano sintetico, ecc.) come commentario sul complesso rapporto che abbiamo con questo tipo di materiale, ma anche sul suo ruolo nella devastazione dell’ecosistema marino e non solo. Della politica però ce ne possiamo anche infischiare ascoltando i 41 minuti proposti dalla coppia in questo lavoro che, come al solito, viaggia tra thrilling straccione altezza primi Residents (Silicone Gel Implant, Crying Pill) e bandismi vari (Collapse Of The Fourth Kingdom), sci-fi dai contorni IDM (Interior With Billiard Balls & Synthetic Fat) e scientifiche minuterie industrial techno (Thermoplastic Riot Shield), fino a cose più apertamente gigione e umoristiche per spazzolini da denti, tubi in pvc, valige Pelican ecc. (The Singing Tube, secondo loro simile a una partitura d’archi di Arnold Dreyblatt). Non che i due e i loro accoliti chiamati in questa occasione a collaborare (Greg Saunier dei Deerhoof e la sezione di fiati di una scuola del Montana) vivano fuori dal mondo: con la scusa di una fanfara per sacchi dell’immondizia riescono a pure infilarci una sorta di dancehall (Fanfare For Polyethylene Waste Containers) e con quella imbastita in Plastiphere la citazione probabilmente va alla sigla di House Of Cards.

Poi c’è il pezzo d’apertura che già sulla carta è tutto un programma: s’intitola Breaking Bread …eppure son tutti dettagli da nerd fatti da una coppia in camice bianco (ma per finta), impertinentemente arty e alle prese con un lavoro generoso in termini di inventiva (come faranno a cavarci tanti suoni differenti dagli oggetti dichiarati nel libretto all’interno del cd?), eppure autoreferenziale a livello di impatto complessivo, soprattutto se paragonato con quanto di buono e migliore è stato prodotto dalla coppia fin qui. Senza soffermarci troppo su ciò che ci ha colpito e cosa meno (Silicone Gel Implant sicuramente la traccia più debole, la sopracitata Collapse Of The Fourth Kingdom la suite più complessa e riuscita) è l’intero lavoro a non possedere i crismi della necessarietà.

Ne abbiamo scritto in lungo e in largo negli ultimi quindici anni abbondanti, quasi sempre in termini entusiastici: con Plastic Anniversary i due sembrano arrivati con un poco di fisiologica stanchezza a ribadire ciò che hanno già detto (appurato che nessun altro può dirlo come lo dicono loro).

15 Marzo 2019
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