Recensioni

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È uscito il nuovo disco di Mecna, ed è esattamente come ti aspetteresti il nuovo disco di Mecna. Sta ovviamente all’ascoltatore decidere se questa cosa sia un bene o un male. Nel senso: la qualità è buona, se non ottima parlando di pop italiano; la cifra stilistica è consolidata. Le produzioni (Lvnar, Iamseife e Alessandro Cianci) ci sono, alla grande anche, anzi forse è il lavoro meglio prodotto del rapper foggiano fino ad oggi. La palette è varia as usual: ci sono le ballatone notturne, qualche saltello house-pop, diversi bei confetti electro, perfino qualche interessante scarto dal copione (tipo la coda di Punto Debole). Le melodie, laccate di autotune ma senza esagerare, non sono mai state un problema.

La scrittura, pur senza virutuosismi, è sempre sopra la media. Testi introspettivi il giusto, tra delusioni amorose, spicciolate esistenziali, affreschi urbani velati di malinconia, eccetera. I feat. Sono tutti azzeccati: rivediamo un Guè Pequeno minimale e finalmente a fuoco, Madame e Ernia si confermano forse i due nomi più interessanti a questo giro, Frah Quintale e Izi fanno il loro e portano a casa il compito con ottimi voti. Il lancio, con shortfilm e cover di Richard Wilson (pure graffitata a Milano), è stato condotto benissimo. Tutto è al posto giusto.

Insomma: c’è qualcosa che non funziona? Neanche lontanamente. C’è qualcosa che sorprende? Stessa risposta. Si potrebbe parlare tanto di certezze, di garanzie, di cifra  stilistica consolidata quanto di mestiere, di formuletta, di usato garantito e perfezionato. Va bene in entrambi i casi, ci mancherebbe. Però ci starebbe pure provare qualcosa di nuovo ora, arrivati probabilmente all’ipotetica perfezione di questa roba qua. Perché per un artista l’unica cosa peggiore di essere scarso è diventare prevedibile. Non vorremmo che diventasse il caso di uno bravo come Mecna. 

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