Recensioni

Quindicesimo album in studio per i Megadeth di Dave Mustaine, il quale dopo non averne imbroccata una da una ventina d’anni a questa parte fa l’unica cosa logica da fare, ovvero rispolverare un po’ di speed/thrash con una leggera aria dark e provare a riavvicinarsi quantomeno alla produzione 90s. Questo è il meglio che si può dire di Dystopia. Prendiamo nota che come al solito Mustaine non è un drago come cantante (anche se rimane insuperabile il biascichio di Dawn Patrol nel capolavoro Rust in Peace), e che sì, il Nostro sa ancora suonare la chitarra, dunque, per gli amanti delle classifiche, Dystopia può essere il miglior disco degli ultimi quindici anni o il quarto partendo dai Novanta, o il settimo partendo dall’inizio. Chi si accontenta gode.
Nel frattempo però è cambiato anche il personaggio Mustaine. Niente droga e anarchia ora, adesso siamo in fase repubblicana e conservatrice: prendete The Threat Is Real, che guarda caso parte con piglio medio orientaleggiante, oppure Post American World, in pratica una sfida America vs resto del mondo a chi ce l’ha più lungo («What will we look like? / In a post American world / Why cower to all those / Who oppose the American world?»). Basterà tirar fuori dall’armadio lo scheletro Vic Rattlehead per far fare il salto del fosso anche ai fan? Speriamo di no. Comunque a ognuno i suoi giudizi, di certo il Nostro era molto più divertente quando partiva per il Clash of the Titans e faceva incazzare Kerry King e Tom Araya, o quando sputtanava Hetfield e Ulrich sui diritti d’autore d’una qualche canzone dei Metallica. Adesso invece fa dichiarazioni del genere «It’s hard being an anarchist when you have a Mercedes-Benz in your driveway». Discorsi un po’ mosci, specie se detti da uno che con accortezza e modestia ha chiamato la propria band Megadeth.
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