Recensioni
Micah P. Hinson
Micah P. Hinson And The Musicians Of The Apocalypse - When I Shoot At You With Arrows, I Will Shoot To Destroy You
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Carmine Vitale
- 26 Ottobre 2018

Cos’è l’Apocalisse? Spesso viene erroneamente associata al concetto di irreparabile disgrazia, evento che atterrisce ed esanima. La risposta invece ha risvolti marcatamente più filosofici, vicini ad un disvelamento che si tramuta in disarmante rivelazione. Lo racconta bene, in una chiave al solito personalissima, Micah P. Hinson e i suoi musicisti dell’Apocalisse – ennesima eloquente veste con cui il Nostro ha voluto ammantare note e parole. L’ispirazione – è lo stesso Hinson a spiegarlo – deriva dalla visione del Portico della Gloria (elemento simbolo della Cattedrale di Santiago di Campostela) ove, in una ricostruzione dell’Apocalisse di San Giovanni, a svettare è la raffigurazione di 24 anziani armati di soli strumenti musicali. Sembra quasi un segnale da cogliere, un modo sottile per tradurre in musica quell’immaginario carico d’umana dannazione che ha connotato e impregnati sentieri di vita oltre che artistici di Micah.
E non hanno forse il sapore di «rivelazione» anche le propaggini narrative-sonore intraprese dal folk-man texano nelle ultime produzioni? Basti pensare alle storie di cui è pregno il precedente Micah P. Hinson Presents The Holy Strangers per rintracciare i segni di una ricerca che lascia trasparire mestizia e profonda consapevolezza. C’è qualcosa nella voce di Hinson che con i suoi timbri scurissimi sembra voler trascinare giù in fondo l’ascoltatore, offrendo come appigli soltanto vaghi arrangiamenti cadenzati appena percettibili (I’Am Looking for the Truth, Not a Knife in the Back). Così come suona sinistro il cambio di tiro nella riottosa The Sleep of the Damned, dove il supporto dei misteriosi musicisti si fa finalmente corposo e vibrante. Parliamo in ogni caso di una ritrovata concretezza creativa, nuovamente pungente nei testi e incredibilmente ispirata (da segnalare la spigolosa Small Spaces). Un lento e meraviglioso declino in cui dannazione, saggezza e fame di distruzione si tramutano in anima tangibile e musicabile.
Sono bastati un «qualche luogo dell’East Texas» e appena 24 ore per dare un’anima a questo When I Shoot At You With Arrows, I Will Shoot To Destroy You. Micah P.Hinson e sodali centrano un risultato probabilmente inatteso dai più, portando al centro del proscenio – come in un romanzo di Palahniuk musicato da Nick Cave – umane debolezze congiunte a una temeraria ed insana voglia di riscatto. Gli echi di queste storie sembrano giungere da lontano e potremmo osare citando addirittura la vis degli esordi. Un disco che restituisce al folker americano quell’autorevolezza da storyteller disincantato che, senza mezze misure, ti rende interlocutore perfetto di un universo interiore estremamente affascinante. Anche se è passato solo un anno, bentornato Micah.
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