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La fissa di Mick Harvey per Serge Gainsbourg risale ormai a più di venti anni fa, se è vero che nel 1995 usciva il primo di tre dischi di reinterpretazioni che il multistrumentista australiano ha via via dedicato al cantante francese, ovvero Intoxicated Man. A stretto giro di posta era stata la volta di Pink Elephants e ora, dopo la doppia ristampa allargata dei primi due volumi pubblicata due anni fa, è la volta di questo Delirium Tremens, nuovo cimento che si incanala lungo la via segnata dai due precedenti episodi. Un esercizio di stile? Nemmeno tanto, visto che è Harvey stesso a dichiarare che “tradurre un grande cantautore è un po’ come camminare in un campo minato; ho cercato di mantenere il ritmo, la metrica e il significato dei brani originali”, pertanto, almeno in partenza, se non la filologia, almeno la stima, il rispetto sacrale, l’ammirazione devota la dovrebbero fare da padroni. Certo, Harvey è pur sempre il chitarrista dei Boys Next Door/Birthday Party, per non dire dei primi, più selvaggi e aspri Bad Seeds, perciò la sensibilità, le capacità graffianti affinate in decenni di incontri e collaborazioni, anche a margine di quelle rilevantissime esperienze, si fanno sentire in pieno.
Delirium Tremens, che vede un piccolo parterre de roi a interagire con Harvey (Bertrand Burgalat, Toby Dammit, J.P. Shilo, Steve Shelley, per citare i più noti), è un disco di una notevole eleganza, rispettoso degli originali eppure coraggioso e pure spregiudicato nelle sue rivisitazioni, in grado di mantenere un’uggia (positiva) anche nei momenti eterogenei che lo compongono e che vedono anche una selezione dallo speciale TV “Anna” (con Xanthe White a fare la parte di Anna Karina). Più o meno colorate (Coffee Colour) o acide (The Conviet’s Song), cattive o accattivanti al limite dello sdolcinato (A Violet Poison(That’s What Love Is)), ipnotiche e notturne (I Envisage), le canzoni di questo Delirium Tremens – in particolare quelle con la voce femminile della citata Xanthe White e della moglie di Harvey, Katy Beale, novella Jane Birkin nella conclusiva The Decadence – sono esattamente la resa curiosa e affezionata che un artista come Harvey può mettere in scena. Esattamente alla maniera del mondo umoralmente variegato com’era quello tratteggiato da Gainsbourg.
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