Recensioni

6.2

L’uscita di The Courage Of Others ha segnato un momento chiave nella storia dei Midlake: il gruppo, dopo un The Trials Of Van Occupanther considerato quasi unanimemente come una piccola pietra miliare alt-rock del nuovo millennio, ha improvvisamente deciso di cambiare rotta in modo piuttosto drastico. L’immediatezza pop e la consistenza melodica di pezzi come Roscoe o Head Home hanno lasciato il posto a cupe liturgie classic folk di stampo sixties, volutamente anacronistiche, ma indiscutibilmente di alto livello. Antiphon arriva dopo ben tre anni dal predecessore e, paradossalmente, segue una linea evolutiva che, almeno per chi scrive, era la prevedibile conseguenza della strada imboccata con The Courage Of Others. Il cambio di line-up obbligato dall’abbandono dello storico leader Tim Smith ha riversato sulle spalle di Eric Pulido l’intero processo compositivo ed anche i suoni, comprensibilmente, ne hanno in parte risentito.

Il brit-folk e le atmosfere pseudo-pastorali non vengono abbandonate, ma sono meno ispirate e rimangono come rumore di fondo nelle dilatazioni corali di stampo Fleet Foxes di Corruption ed Ages e nei richiami di fiati e acustiche di Aurora Gone (quasi un’outtake delle sessions di The Courage Of Others). La sensazione di familiarità col recente passato viene però presto mitigata dalle sferzate elettriche e da una presenza molto più massiccia delle chitarre, a comporre un sound più pieno e ricco, ma non per questo più incisivo. Il “rock da arena” del primo singolo (nonché title-track e opener) Antiphon aveva fatto temere il peggio, col suo incedere prevedibile e banale malgrado le spruzzate psichedeliche piazzate qua e là. Fortunatamente, però, con Provider, It’s Going Down – il pezzo migliore del lotto – e, anche se solo in parte, con la cavalcata ipnotica The Old And The Young, la band riesce a risollevarsi sulle ali di uno psych-rock a tinte cupe che sfocia spesso in passaggi quasi prog à la King Crimson.

Il tempo di ascoltare la jam session strumentale Vale e la scialba riproposizione folk del singolo Provider (Provider Reprise) e il quarto album del sestetto texano si spegne lentamente, lasciando poche tracce degne di nota e la sensazione di un’altra band che, seguendo la parabola artistica di molti altri – leggasi alla voce Band Of Horses e Okkervil River, ad esempio – ha ormai perso per strada l’ispirazione di un tempo. 

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