Recensioni

Al terzo album prova ad alzare l’asticella Mikal Cronin, ragazzo della Bay area cresciuto con Ty Segall a pane e garage ma che nella sua avventura solista preferisce correre verso lidi indie pop, indie rock, o Merge o quello che volete.
Rimane il fatto che questo giovanotto sulla soglia dei trenta ha grande sensibilità nello scrivere canzoni e MCIII, che già da titolo si presenta come un upgrade di MCII, ne è l’ennesima dimostrazione. Tutto il lato A riparte da dove avevamo lasciato il musicista, una raffica di strofe e ritornelli al limite della perfezione, vedi l’incipit Turn Around, il singolo Made My Mind Up o la ballata I’ve been Loved. Ma al netto della disinvoltura pop, con MCIII Cronin ha l’ambizione di dare più complessità alla propria musica, incrociando la Fender di J Mascis con i Neutral milk Hotel e cercando una maggior cura negli arrangiamenti. Non a caso ci sono alcune novità abbastanza rilevanti: una gamma di strumenti a disposizione ampliata (sassofono, tromba, corno francese, tzouras greca, per la maggior parte suonati dallo stesso Cronin), un abbozzo di concept album nella seconda parte del disco (con sei tracce che sembrano tratteggiare un spezzone di vita iniziato con Alone e finito da Different e Circle) e una visione più eclettica che accenna anche a riff più spinti assenti nel precedente MCII (Alone e Ready).
Poi non confondiamoci, il percorso è appena iniziato ed è ancora l’aspetto empatico a prevalere, così come è ancora vivido il racconto di una gioventù che preferisce guardarsi dentro piuttosto che affacciarsi sul mondo. Sarà difficile e forse inevitabile abbandonare questo tipo di narrazione (e il Nostro sembra avere le carte in regola per farlo), intanto però godiamoci MCIII, che è il ritratto più completo e maturo del giovane Cronin.
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