• Mag
    31
    2019

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Sony Music Entertainment

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Dopo il repulisti re-countryizzato di Younger Now e tra una deludente parentesi in Black Mirror torna Miley Cyrus con un nuovo EP intitolato She Is Coming, primo di una trilogia. Gli altri due, con sbalorditiva inventiva, si intitoleranno She Is Here e She Is Everything. La nostra lecca-martelli preferita torna a flirtare con il minestrone hip hop e lascia nuovamente da parte chitarrine e cappelli da cowboy vari – i più malevoli diranno che viste le vendite di Younger Now non c’era molto altro da fare. Facendola molto breve, di 6 pezzi se ne salvano 3, e nessuno stupisce particolarmente.

Mother’s Daughter è un onesto singolo che pare Powerglide dei Rae Sremmurd cantata da Miley Cyrus, mentre Unholy è una bella cavalcata dal retrogusto vagamente witch-house. In entrambi i pezzi la Cyrus ci tiene particolarmente a ribadire quanto lei sia «nasty», «unholy» (appunto) e sinonimi vari. La questione le preme a tal punto che per tutto il disco non dice sostanzialmente nient’altro, e ogni pezzo è interamente dedicato a ribadire quanto lei sia l’Anticristo in Terra ma con una non ignorabile dose di figaggine a guarnire. Peccato che pezzi inutili e scialbi come l’inutile D.R.E.A.M., irrispettoso omaggio al Wu-Tang, non aiutino a convincere l’ascoltatore. Anche un riesumato GhostFace Killah sembra volerne prendere le debite distanze, autolimitandosi ad un soprassedibile cameo attaccato in coda con le graffette. Cattitude è una tirata in cui Miley gioca a fare la Nicki Minaj su base ladrata a M¥SS KETA, non risparmiando un paio di stoccate di cui giustamente non fregherà niente a nessuno («I love you Nicki but I listen to Cardi»).

Ritornello «I’m so fuckin nasty» che non poteva mancare e via a Party Up the Street, incolore singolaccio estivo senza infamia né lode con un impalpabile Swae Lee. Sorti parzialmente risollevate con la conclusiva The Most, non indimenticabile ma capace almeno di indovinare una melodia convincente. Poco o nulla da ricordare, e aspettiamo il prossimo con trepidazione. O forse no.

18 Luglio 2019
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