Un’imbarazzante pietra tombale – “Black Mirror” – 5×03
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Luca Roncoroni
- 22 Giugno 2019
Non ci sono più i Black Mirror di una volta. La pillola qualunquista era pronta da servire già da prima che i nuovi episodi uscissero, e purtroppo si è rivelata quantomai calzante. Da quando Netflix ha acquistato la serie, il taglio più buonista è stato evidente ma ancora saltuario – almeno nella quarta stagione – ed episodi di un livello qualitativamente più che passabile non sono mancati. Ma se Bandersnatch aveva lasciato più dubbi che risposte, questa quinta, disastrosa stagione più che una conferma pare una vera e propria pietra tombale.
Miley Cyrus. Già il nome della guest star lasciava presagire un bivio ipotetico tra possibile capolavoro o fantozziana «pazzesca». Purtroppo il risultato finale è tremendamente sbilanciato verso la seconda opzione. Sostanzialmente siamo alle classiche due storie parallele che sembrano slegate e poi invece si incrociano magicamente nella parte conclusiva. Ci sono le due sorelle con rapporto conflittuale allegato, traumatizzate dalla morte della mamma e col padre assenteista, ciascuna incarnante uno stereotipo teen di cui si è abusato fino allo sfinimento. C’è una cuber-doll parlante che non ha alcuna utilità narrativa nell’economia dell’episodio, tranne collegare le due tranche. C’è Miley Cyrus che interpreta sé stessa avviluppata nei tentacolari gorghi del music-buisness, prima che iniziasse a farsi le canne col socio dei Flaming Lips. C’è una riflessione spicciola che guarda agli ologrammi di Tupac e compagni defunti, e al catalogo postumo in mano alle major, con vena polemica e molto stantia. C’è Miley Cyrus che nel finale si libera dai suoi stereotipi abbracciando un nuovo stereotipo, e fa stage-diving cantando i Nine Inch Nails e sentendosi una vera ribelle.
Non c’è nessun motivo per cui valga la pena guardare questo polpettone pasticciato a metà tra il buddy movie on the road, la commedia adolescenziale, il musical e la parodia malriuscita del Black Mirror che fu. Perché la riflessione tecnologica semplicemente non c’è – non lasciatevi ingannare dalla robo-bambolina parlante, la polemica sulla riesumazione di inediti postumi è vecchia quanto la registrazione audio stessa – e il livello di banalità di qualsiasi aspetto dell’episodio si voglia considerare raggiunge livelli inenarrabili. Se questo è l’andazzo, lo diciamo a malincuore, forse e meglio chiudere qui la baracca.


