Recensioni

Tu chiamalo se vuoi power-trio, questo combo che mette assieme il batterista e cantante Nicola Magri (già Calomito. K.C. Milian e Numero 6), Matteo Orlandi e David Avanzini (il primo chitarra e il secondo basso e sax negli UPON). Di cosa parliamo? Elettricità e durezza, sincopi e brume, inquietudine strisciante fino a lambire un romanticismo malmostoso, il post-rock pensato e vissuto con piglio hardcore ed attitudine math, lasciando che tutto l’humus blues e jazz fermenti atmosfere dense solcate da vampe acide. In questo omonimo EP d’esordio i genovesi Minimal Whale suonano come se cavalcassero un’esplosione. Domandone il ritmo e l’intensità con bella padronanza e minacciosa spregiudicatezza.
Il modo in cui mescolano le carte è ubriacante fin dall’iniziale Five On Four, col sax ed il synth a delimitare confini obliqui tra codici post-prog e wave, rammentando en passant il tiro dei Polvo e la visionarietà sferzante dei Wall Of Voodoo. Più sconcertante ancora è Picture, psych ipnotica come un incubo Pretty Things strapazzato Morphine tra liquorose propaggini di tastiera, Morphine cui ti fa pensare anche la trepida Lay Down con le sue foschie jazzy di sax, gli umori di basso e i cartigli ruvidi di chitarra. Se Cage, col riff grumoso a tinte funky e l’assolo incandescente, sbriglia energia e dinamismo da potenziale singolo (per airplay che non hanno paura di strapazzare gli altoparlanti), Virginia’s Whale è un groviglio ritmico febbrile il cui testo cita The Waves di Virginia Woolf, mentre 8 Blind Steps è un muro sonoro cangiante che a metà prende un passo blues-psych con found voices di Gandhi nientemeno.
Molti gli ingredienti, dunque, in questo debutto ad alta intensità per una band cui non manca carattere, idee e pure quel po’ di talento. Se sapranno evitare i trabocchetti di certi “file under” troppo asfissianti (il math rock, soprattutto), se insomma non si faranno intrappolare e anzi spingeranno ancora sul pedale della versatilità, ci daranno molte soddisfazioni.
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