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È stato finora un anno decisamente pieno ed impegnato per il percussionista, batterista, compositore, producer e sperimentatore elettronico Andrea Belfi: sempre stabile a Berlino, ha accompagnato lo scorrere dei mesi di questo 2017 con una cadenzata serie di uscite, tanto varie ed eclettiche quanto sempre valide. A gennaio è stato il momento di Alveare, cinque tracce che sono il risultato del dialogo tra Andrea e l’artista Matthias Heiderich sull’architettura italiana del boom economico, seguito poi dall’ottimo Ore, disco solista uscito per la neonata e autogestita Float (sotto-etichetta della Erased Tapes) e dalla sperimentale e ipnotica collaborazione con Kiki Hitomi e DJ Scotch Egg nei WaqWaq Kingdom.
Tutte opere di pregevolissima fattura, a cui si aggiunge anche questo esordio firmato MIR8, quartetto composto dal solito Belfi insieme al poli-strumentista austriaco Werner Dafeldecker, al trombonista Hilary Jeffery (anche nei Kilimanjaro Darkjazz Ensemble dell’olandese Jason Könhen, meglio noto per le sue belligeranti produzioni junglecore con l’alias Bong-Ra) e al producer inglese Tim Wright (autore di alcuni interessanti album techno sia con il proprio vero nome sia con lo pseudonimo Tube Jerk): Perihelion incrocia dunque le trame strumentali dei tre esperti musicisti (capaci di dividersi la scena senza attriti) con i suoni elettronici generati da Wright ed il risultato, etereo e sfumato ma anche potente e coinvolgente, è un jazz destrutturato che si muove a metà tra il post-rock progressivo dei Tortoise più tecnici e l’esotismo tenebroso dei già citati Kilimanjaro Darkjazz Ensemble.
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