Recensioni

6.5

La scusa per togliere un po’ di polvere dal moniker Moltheni e decretarne l’ultimo colpo di coda, per giunta «senza eredità», la danno alcune «canzoni che non avevano mai visto la luce, non rientrando in alcun disco o demo, a partire dal 1998», riarrangiate/ricostruite dall’Umberto Maria Giardini del 2020: un escamotage degno della saga di Ritorno al futuro sottolineato anche dal comunicato stampa ufficiale e certificato da uno stile che si discosta dall’ultimo Umberto Maria Giardini per riabbracciare una dimensione più melodica.

11 brani per 32 minuti di musica, ma niente a che vedere col Moltheni di Natura in Replay (1999) o Fiducia nel nulla migliore (2001): se tra questi brani c’è materiale di quegli anni giovanili e irrequieti, ci pare in qualche modo “normalizzato” dall’indole folk-pop dell’ultimo periodo discografico del Nostro (a parte forse Il Quinto Malumore e la sua «pornoschiena»), quello per intenderci del mini album Io non sono come te. Gli sbalzi elettrici di brani come Ridi Irene Ridi hanno insomma lasciato il posto agli arpeggi eterei e fluttuanti di Tutte quelle cose che non ho fatto in tempo a dirti, alle chitarre acustiche bucoliche di Estate 1983 o magari al valzer à la Elliott Smith – via Waltz #2 (XO) – di Ieri. 

Nessuna sorpresa, dunque, a parte la solita cura con cui Moltheni/UGM tratta i suoni – comunque apprezzabile – e certi testi che ci sembrano decisamente più narrativi rispetto ai visionari accostamenti a cui ci ha abituato la scrittura di Giardini negli anni. Un disco che va premiato per la voglia di cercare soluzioni musicali talvolta fuori dai soliti schemi (pensiamo ad esempio alle chitarre di Spavaldo), ricco di collaborazioni (Egle Sommacal, Carmelo Pipitone dei Marta sui Tubi e gli archi diretti da Carlo Carcano), ma che forse non incuriosisce più di tanto chi Moltheni lo frequenta da una vita, e da una vita cerca di inquadrarlo tra cose ottime e qualche esercizio di stile. Un rileggere il passato che è nostalgico solo nella grafica, con una copertina “vintage” che riprende un po’ lo stile di quella de I segreti del corallo.

Se siete die-hard fan del musicista, con Senza eredità troverete comunque il modo di attivare le vostre endorfine; a tutti gli altri diciamo che ci pare che questo disco abbia più la funzione di mettere ordine nei cassetti piuttosto che di sconvolgere l’attuale – ma anche quello passato – panorama discografico italiano. 

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