Recensioni

Poche chiacchiere: Moodymann è uno di quegli artisti che si “attendono al varco”. Anche citando i recenti episodi che nulla hanno a che fare con le sue doti artistiche (l’alterco con la polizia a inizio anno) e continue voci su un album mai arrivato a destinazione (se non nella forma di costosissime copie illegali piazzate su Discogs da pochi fortunati), il Signore Oscuro dell’house di Detroit da sempre procede di pari passo tra qualità discografica e continuo rimodellamento di un personaggio fuori dalle righe, a metà tra arrogante cialtrone da comoda intervista sotto le coperte e semi-dio del circuito dance, quindi divisivo per antonomasia tra chi non vede l’ora di vederlo fallire e chi invece ne esalta il genio ad ogni occasione.
Kenny Dixon Jr. lo sa bene, e anche stavolta, dribblando social e press release, non si fa certo mancare la strategia a effetto per promuovere il nuovo EP, Sinner, distribuendolo a mano (al prezzo di 10 dollari) ai presenti del barbecue organizzato proprio dal Nostro durante il Detroit Movement e a pochi selezionati negozi della Motor City, ma anche con disturbanti teaser dai toni horror e – ascoltate bene – addirittura un videoclip. Stavolta la musica inedita (parliamo dell’edizione digitale) è di circa 25 minuti: ritroviamo entrambe le tracce del precedente 12” Pitch Black City Reunion (la title track di quel singolo ora prende il titolo di Downtown) e una versione live di quella I Got Werk già avvistata nel 2012 in Why Do U Feel.
Quel che resta del nuovo materiale è un Moodymann sempre più frontman e assai divertito nei panni comodissimi dell’eclettico che ragiona a modo suo sulle istanze house lato Michigan. Mette faccia e voce sui synth in distorsione di I’ll Provide, si volta indietro scrutando Prince (I Think Of Saturday), mette in pausa e riparte in controtempo con discussioni che fotografano la vita nel ghetto, ripesca – alla faccia di chi vuole solo campioni anti Shazam – Take Yo ‘Praise di Camille Yarbrough (portata alle stelle da Fatboy Slim) per l’ottima If I Gave U My Love, tra pennellate jazz, filosofie soul al piano e bassline disco. Per di più, ride di noi permettendosi di non accordare versi e note in Deeper Shadow, come a ribadire ancora che «il pallone è il mio e decido io». Fai pure Kenny, chi ti ferma?
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