Recensioni

7.4

«All my old lovers have found others». Tutti i miei vecchi amanti – dice Moses Sumney in Indulge me – hanno trovato qualcun altro. Aromanticism, l’album di debutto dell’artista californiano ruota attorno a questa consapevolezza e ci racconta l’esperienza della solitudine all’interno di una società in cui le relazioni sentimentali vengono considerate un obiettivo e un traguardo da raggiungere per la propria realizzazione. Nonostante le tematiche apparentemente stranianti degne di un libro di Houellebecq, questo esordio discografico si configura come un lavoro altamente coinvolgente sul piano emotivo. Moses Sumney è uno dei talenti moderni che rappresenta appieno il concetto di ibridazione: la sua musica risulta difficilmente categorizzabile in modo univoco e il suo ultimo disco è il risultato di una nutrita commistione di generi. La voce calda del cantante losangelino, con quel timbro soul che rimanda alla musica black tradizionale, riesce a esprimersi senza limiti anche quando si sposta su canzoni contraddistinte da un’impostazione folk che lo avvicinano al cantautorato contemporaneo (leggi Bon Iver), e non manca nemmeno un falsetto che ricorda tanto Thom Yorke.

Le suggestioni radioheadiane però non si limitano unicamente alla parte vocale ma vanno ben oltre, tanto che lo spettro del quintetto di Oxford aleggia durante gran parte del disco. La scrittura ha una forte impronta da cantautoriale: gli accordi di chitarra scarni ed essenziali rappresentano il fulcro di brani che si impreziosiscono successivamente di progressioni, armonizzazioni, filtri e sconfinamenti nel modern r&b.  Aromanticism nasce quindi da un approccio minimale che si perde in continuum sperimentale che va dal jazz all’elettronica. Questo andamento, rappresentato al meglio da Lonely Word, è in grado di creare un mood incredibilmente struggente, emozionale ed emozionante, che riesce comunque a essere al contempo totalmente misurato e controllato. L’incredibile infusione di calma e tranquillità che pervade tutto il disco fa sì che l’ascolto sia un’esperienza che ci trattiene leggeri e fluttuanti a mezz’aria, così come viene raffigurato lo stesso Moses Sumney nella copertina dell’album .

Aromanticism disegna un universo emotivo a metà tra il romanticismo speranzoso del mondo dei sogni e la cinica solitudine della realtà, quasi ci trovassimo dentro a La schiuma dei giorni di Boris Vian. Tanto scientificamente preciso e misurato a livello strutturale quanto onirico sul piano evocativo, quest’album è sicuramente qualcosa di cui potersi innamorare in una vita senza amore.

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