• set
    23
    2016

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InFiné

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Infiné torna a farci valicare i (supposti) confini tra mondi musicali apparentemente lontani. Lo fa grazie al messicano Fernando Corona AKA Murcof e alla francese Vanessa Wagner. L’uno si dedica dalla metà dei 2000 a un ambient cinematografico, l’altra è una pianista classica per formazione e vocazione. Insieme, in questo Statea già anticipato da un EP primaverile, rileggono nove pagine del Novecento a cavallo tra la classica colta d’avanguardia (John Cage, Gyorgy Ligeti, Morton Feldman) e minimalismo (Philip Glass), lasciando aperta una porta all’elettronica (Aphex Twin) e al pianismo declinato new age (Erik Satie e la sua celeberrima Gnossienne 3).

Non sappiamo come sia andata la registrazione (prima il piano, poi l’elettronica e i field recordings? Viceversa? Assieme in un live in studio?), ma quello che possiamo dire è che Vanessa Wagner ha deciso di mantenere una linea interpretativa fedele alla pagina, limitandosi a un gioco di pedale e prolungamento di accordi per lasciare lo spazio necessario perché i pattern di Corona respirassero a dovere. A colpire di più, in un disco comunque riuscito, sono alcuni episodi in cui il lavoro di integrazione tra le due voci ha dato nuova luce a brani già compiuti. Variations For The Healing of Arinushka di Arvo Pärt è un brano per solo piano che dai quattro minuti originali, qui viene dilatato fino a oltre nove, e assume un sapore quasi post-rock, nel migliore dei sensi possibili. Funziona benissimo anche il Piano Piece 1952 di Feldman, che viene scurito, quasi fatto diventare un pezzo di jazz nordico, e anche la Musica Ricercata N°2 di Ligeti, che assume connotazioni quasi architettoniche non facilmente identificabili.

23 Settembre 2016
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