Recensioni

6.4

Sempre fedeli alla linea, i Napalm Death, questi pedagoghi dell’estremismo musicale che riappaiono con l’ennesimo disco di una carriera ormai prossima al trentennale, ancora qui a sparare grind e blast beat a dimostrazione di un rapporto immutato con la materia, cristallizzato da decenni.

Il che ci porta subito al primo spunto offerto da Apex Predator – Easy Meat, ovvero quello di trovarsi davanti lo stesso disco dei Napalm Death da Enemy of the music Business in poi, assistendo a un back to the roots incazzato e brutale, politico e ironico (Metaphorically screw you), ma dopo tanti anni anche un po’ ordinario.

Tolto l’intro Apex predator – Easy Meat, che potrebbe figurare come inno per una squadra di rugbisti assassini neozelandesi, non c’è nessuna nuova nel bagaglio della band: grind, death, le wardance industrial dei Killing Joke, i passaggi 90s dei figliocci Dillinger Escape Plan, un repertorio che non smetterà di affascinare il proprio pubblico, oltretutto coadiuvato da una buona produzione capace di variare il suono su tutto il fronte, dalle origini lo-fi punk voivodiane al death più pulito e scintillante. Il neo è che per un orecchio allenato non c’è nessun senso di fastidio nell’ascolto di Apex Predator – Easy Meat. Certo, rimane la chiamata alle armi, ma visto che non siamo nemmeno sulla linea di confine, o meglio sulle loro linee di confine, ne consegue una questione di fede: chi li ama li segua.

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